Molte delle segnalazioni arrivate a WWW.SPRECONI sottolineano la situazione delle province, amministrazioni pubbliche considerate inutili rispetto a Comuni e Regioni. In attesa di approfondire alcune delle storie che ci avete inviato, riproponiamo l'inchiesta di Francesco Bonazzi sul tema. Fu pubblicata nel numero de L'espresso dell'8 agosto scorso, in piena stagione balneare: forse per questo a molti è sfuggita.
Aboliamo le province
Hanno un esercito di 62 mila dipendenti. Con stipendi fino a 7 mila euro. A che servono pochi lo sanno. Di sicuro fanno gola a tutti i partiti
di Francesco Bonazzi
Gli storioni che vivono nel Po faticano a riprodursi. Colpa dell'inquinamento e delle dighe. Ma ora hanno trovato qualcuno che pensa al loro futuro: la Provincia di Piacenza. L'ente si è rivolto alla World Sturgeon Conservation Society e qualche settimana fa ha potuto annunciare la realizzazione di un ascensore nel letto del fiume per portare gli storioni oltre la diga della centrale Enel di Isola Serafini. Costo previsto dell'opera: 2 milioni e 600 mila euro circa. Follie da localismo all'italiana, capace di spendere soldi nei modi più impensabili? L'iniziativa piacentina potrà anche far sorridere, ma non esula dalle competenze di una provincia, che vanno dalla cura delle strade alla tutela della fauna, passando per materie assai diverse tra loro come l'edilizia scolastica, la formazione professionale o la promozione dello sport. Da sempre dipinte come le Cenerentole dell'organizzazione statale, guidate da un ceto politico ignoto ai più, le 104 province italiane hanno però un bilancio che tra il 2000 e il 2004 è cresciuto del 66 per cento. Abolirle sgraverebbe le casse pubbliche di 16 miliardi di euro l'anno, ovvero quanto una Finanziaria di quelle robuste. Certo, bisognerebbe redistribuirne le competenze tra regioni e comuni. Trovare una nuova scrivania a circa 62 mila impiegati. Ma soprattutto sparirebbero qualcosa come 5 mila poltrone politiche, tra presidenti, vicepresidenti, consiglieri e assessori. E i relativi stipendi, cifre variabili fino a quasi 7 mila euro. Un tesoretto troppo attraente per partiti sempre affamati di strapuntini e bisognosi di stanze di compensazione per sistemare carriere politiche in ascesa o sul viale del tramonto.
Ancora nell'ultima relazione annuale, il presidente di Confindustria Luca di Montezemolo ha buttato lì una domandina velenosa: sicuri che servano queste benedette province? Nessuno ha risposto. Eppure l'idea di abolire questi enti locali non è nuovissima. L'anno scorso l'avevano rilanciata due politici diessini come Massimo Villone e Cesare Salvi, autori di un saggio dedicato agli sprechi della cosa pubblica ("Il costo della democrazia", Mondadori, 2005). Ma già nei primi anni Settanta, quando nacquero le regioni, i repubblicani di Ugo La Malfa sognarono di approfittarne per togliere di mezzo le province. Ne prometteva la cancellazione anche il "Piano di rinascita nazionale" stilato dalla Loggia P2 di Licio Gelli. A distanza di quasi trent'anni, il "Venerabile" può dire di aver visto realizzate tante sue idee (dalla tv alla giustizia, dalle forze armate alle relazioni sindacali) e molti poteri gli si sono inchinati. Ma le province no, che anzi si sono moltiplicate. Le province sono scampate anche ai tentativi della famosa Bicamerale di Massimo D'Alema e Silvio Berlusconi. Del resto a inventarle fu un condottiero di prima grandezza come Napoleone.
L'unico governante che negli ultimi anni abbia osato sfidare la storia è il forzista genovese Alberto Gagliardi, sottosegretario agli Affari regionali nel terzo governo Berlusconi. Lo fece nell'autunno del 2005 e fu sommerso di critiche addirittura nel suo stesso partito dove, a cominciare dal responsabile enti locali Mario Valducci, gli spiegarono che rischiava di schiantarsi contro un muro. «Più di un collega di governo mi disse che la pensava come me, ma tutti mi consigliarono di star zitto», ricorda oggi Gagliardi, ormai ex deputato. Del resto, anche l'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini ricorreva a ogni espediente lecito per ritardare la discussione delle proposte d'istituzione di nuove province. Ma lo faceva con la massima discrezione. Del resto, un calcolo recente della Corte dei conti indica in 50 milioni di euro il solo costo di partenza di una nuova provincia. E anche chi, come le regioni autonome, non ha bisogno di passare per il Parlamento per istituire nuove province, poi rischia di arenarsi sulla questione finanziaria. È quanto sta accadendo, proprio in questi giorni, con le quattro nuove "province regionali" della Sardegna. Le aveva volute la vecchia giunta di centrodestra, ma l'amministrazione di Renato Soru non ha i soldi neppure per le sedi e sta pensando seriamente di soffocarle nella culla. Oltre a tutto, ogni nuovo ente porta con sé prefetture, commissariati, caserme e altri presìdi dello Stato magari non obbligatori, ma che i deputati della zona s'incaricheranno di conquistare per ragioni di prestigio. Perché quando si tratta di curare l'orticello locale, l'ideologia non conta. Così, come ricorda Gagliardi, nella scorsa legislatura c'era un deputato della Casa delle libertà fiero liberista che si batteva come un leone per la natia Fermo. E per istituire la provincia di Chiavari si sono mossi informalmente anche gli industriali locali.
Per capire davvero che straordinaria macchina di consenso può diventare un'amministrazione provinciale, basta guardare la montagna di contributi pubblici che vengono elargiti ogni anno a una miriade di enti e società private per le imprese più disparate. Si tratta di alcune centinaia di milioni di euro destinati alle politiche extrascolastiche, alla cultura, al turismo e allo sport. Se si scorre l'albo dei beneficiari di un ente che non delude mai, la Provincia di Napoli (giunta di centrosinistra), per il 2005 si trovano una sessantina di contributi per attività parascolastiche (dai campi scuola ai concorsi per studenti), per un totale di 340 mila euro. Tutte iniziative meritorie, ma quando ci si sposta su fronti più fumosi, come quelli della promozione culturale, turistica e sportiva, ci s'imbatte in un pozzo di san Patrizio da oltre 2 milioni l'anno. Ci sono i 4 mila euro versati a un'agenzia di modelle per i Fashion Awards 2004 Naples, i 10 mila euro per un concerto di Peppino di Capri e i 40 mila euro alla Proloco di Afragola per un premio intitolato a Ruggero il Normanno. E come dire di no all'Associazione gragnanese pizza e panuozzo per la terza festa del panuozzo (5 mila euro), o all'associazione Latino Mania Dance per il "Saremo famosi Project" (2 mila)?
Sotto questo profilo, l'Italia è una nazione omogenea. La Provincia di Treviso (guidata dal centrodestra) ha sponsorizzato per anni la squadra di calcio del capoluogo e, insieme al team Benetton, ha inventato e finanziato una "scuola del tifo" per i più giovani. L'ente bresciano (centrodestra) eroga contributi ai comuni che mettono i cartelli stradali con il nome in dialetto. La Provincia di Alessandria (centrosinistra) vanta un protocollo di collaborazione con la provincia cinese di Yangsu, che ha ovviamente richiesto una missione in loco ai massimi livelli nel maggio scorso. A Genova (centrosinistra) il presidente Alessandro Repetto ha appena inaugurato il Parco del Basilico di Villa Doria Podestà a Prà. Ad Arezzo (centrosinistra), la Provincia ha realizzato e prodotto un dvd dedicato alla strage dell'Heysel, sulla base del fatto che due dei 39 tifosi juventini morti nel 1985 erano aretini. In una piccola Provincia come Terni, l'opposizione di Forza Italia non riesce ad avere l'elenco delle consulenze che per il periodo gennaio 2004-giugno 2005 ammontano a 1,9 milioni di euro. I vertici della Provincia di Potenza (centrosinistra) sono appena tornati da una missione in Romania per firmare un protocollo di cooperazione con la provincia di Galati, dopo che a marzo erano stati tre giorni in Polonia per presenziare a un evento fondamentale: la fiera campionaria agricola di Kielce. A Salerno, la Provincia (centrosinistra) ha appena lanciato il progetto "Doglife": uno studio oncologico su 10 mila cani della zona per capire l'incidenza dei rischi ambientali sullo sviluppo delle neoplasie.
In Puglia, la Provincia di Lecce (centrodestra) sponsorizza riccamente la squadra di calcio e lo stesso fanno a Crotone con la locale compagine di serie B, che dall'ente riceve un contributo di 300 mila euro a stagione. Ma il mecenatismo pallonaro colpisce anche oltre lo Stretto. A Catania, tramite il marchio dell'arancia rossa, «la Provincia vuole essere il dodicesimo uomo in campo», ha dichiarato il presidente Raffaele Lombardo, il fuoriuscito dell'Udc che ha fondato il Movimento per le autonomie. Lombardo è diventato un leader nazionale proprio trasformando l'ente catanese in una fabbrica di consenso, capace di finanziare un vademecum per la montagna da distribuire in tutte le scuole, ma anche di impadronirsi della gestione dell'aeroporto, scatenando una battaglia legale con gli altri enti locali. I suoi ex compagni dell'Udc, il 29 marzo scorso, hanno addirittura sparato un comunicato stampa per denunciare che «la gestione dei fondi della Provincia di Catania è un elenco lungo 4 metri e 80 centimetri per un totale di circa 3 milioni di euro in un anno, pieno solo di consulenze, incarichi esterni e nomine dirigenziali. In sostanza, un comitato elettorale». Non sono da meno nella Sicilia Occidentale. A Palermo, l'ente guidato dal forzista Francesco Musotto licenzia manovre finanziarie da 380 milioni di euro. Il grosso della spesa è ovviamente indirizzato verso i capitoli della manutenzione delle strade e dell'edilizia scolastica. Ma nel gran calderone non potevano mancare la sponsorizzazione al Palermo calcio (da quattro anni), la partecipazione al Salone della moda di Parigi, le missioni in Tunisia per favorire la telemedicina tra cliniche palermitane e tunisine, il campionato provinciale per pizzaioli e gli scambi turistico-culturali con la Romania.
A difesa delle province, però, ci sono almeno due dati di fatto. Il primo è che non hanno una spesa fuori controllo: nel 2004, le province italiane avevano un deficit di appena un punto percentuale. Il secondo è la crescita esponenziale di competenze ricevute dalle singole regioni negli ultimi dieci anni. In Piemonte, ad esempio, una legge del 2000 ha girato alle province molti compiti in materia di industria, polizia mineraria, protezione civile, impatto ambientale, inquinamento, gestione dei rifiuti, tutela delle acque, urbanistica e agricoltura. Raffaele Costa, ex ministro liberale noto per le battaglie contro gli sprechi delle burocrazie, oggi che guida l'ente di Cuneo ci ha ripensato: «Fino a dieci anni fa anch'io criticavo spesso le province, ma oggi hanno talmente tante cose da fare che ho cambiato posizione». E per darne un'idea, Costa spiega che Cuneo gestisce la bellezza di 3.150 chilometri di strade provinciali, ai quali si aggiungono altri 500 chilometri per delega regionale o statale. «Non si tratta di difendere poltrone o piccole fette di potere, ma di gestire con intelligenza e correttezza funzioni che ci vengono delegate», sostiene il margheritino Fabio Melilli, presidente di Rieti e dell'Unione province italiane. Melilli può esibire un ricco campionario di faccende che un piccolo comune non può certo gestire da solo, come i progetti di cablatura, i consorzi idrici o la tutela dei parchi.
Sulle province si scaricano anche effetti collaterali di riforme fatte a metà come quella dell'autonomia scolastica. «Capisco che non possa spettare a ogni comune decidere se e dove aprire un liceo, ma perché dobbiamo pagare la bolletta telefonica ai presidi?», si chiede Melilli. Verissimo, ma qualche rogna se la vanno anche a cercare. Un esempio per tutti, la polizia provinciale. Costa non l'ha neppure voluta e Melilli giura di avere solo 17 poliziotti che si occupano solo di tutela del territorio. Ma decine di loro colleghi, specie in Toscana e nel Centro-Sud, stanno moltiplicando le "volanti" provinciali e le piazzano sulle strade con gli autovelox. Un modo per far cassa, ma anche per stupire migliaia di ignari cittadini che magari si chiedono da anni a che servono le province.

Le province sono delle voragini in cui vengono stracciati infiniti soldi pubblici. Berlusconi questo
non lo ha capito, anzi ha aumentato il numero di province.
Lo sa che è stato proprio Berlusconi che ha istituito la provincia di
Fermo? Una cittadina di 35.000 abitanti.. La nuova provincia avrà 170.000
abitanti complessivi. Le domando: ma a che serve? Ci sono mille altre
priorità, la disoccupazione.. La provincia di Ascoli ha fatto un bando per
giovani laureati e diplomati disoccupati (work experience) e per 200 posti
disponibili se ne sono presentati oltre 1600; mi chiedo se invece di
sperperare il denaro pubblico con enti inutili non sia meglio aiutare
concretamente i giovani che le assicuro ne hanno bisogno.
Scritto da: Marco | 20/01/09 a 10:48
ABOLIAMO LE PROVINCE!
(http://spaziolibero.blogattivo.com)
Il tema dell’abolizione delle province non è nuovo e non può liquidarsi in poche righe (comunque la si pensi). Come ogni riforma istituzionale di rilievo che intacca posizioni di potere consolidate, questa è destinata in ogni caso a far discutere e a dividere tra sostenitori e denigratori.
Anche se ancora non in grado di assumere una posizione chiara e definitiva in merito (mancandomi sufficienti basi di giudizio), la mia idea è favorevole all’abolizione delle province.
Perché? Innanzitutto perché la Politica in Italia costa troppo ed occorre iniziare a fare i tagli mirati e le razionalizzazioni dovute. Ovviamente l’abolizione delle province dovrebbe essere solo il primo ed il più clamoroso dei tagli che la Politica si dovrebbe dare (dubito, però, che ciò accada, in quanto le province sono una riserva di poltrone e potere che fa comodo sia alla Destra che alla Sinistra, in specie a quella Sinistra radicale che -esiliata dal Parlamento- non vorrebbe perdere l’ennesima sede di rappresentanza politica!).
Perché eliminare proprio le province? Perché, dopo la costituzione delle regioni e la riforma del Titolo V della Costituzione, a livello locale le province sono l’ente con minori competenze (poche funzioni ed intermedie tra comuni e regioni) e più inefficiente nel rapporto costi-benefici. Del resto, deve far riflettere che l’Italia è l’unico Paese occidentale (ripeto, l’unico) in cui esistono ben tre livelli di governo territoriale sub-statale (comuni, province e regioni).
Perché è possibile eliminare le province? Perché, data la natura delle loro competenze, è ipotizzabile prevedere nuovi meccanismi istituzionali (in loro sostituzione) che garantiscano minori costi, maggiore efficienza decisionale e pari rappresentatività dei territori.
Fra le tante proposte configurabili, mi permetto di proporne una: perché non abolire le province e sostituirle a livello regionale con un nuovo organismo, che potrebbe chiamarsi “Consiglio Regione-Comuni”. Mi spiego meglio: delle competenze attualmente spettanti alle province molte si potrebbero affidare ai Comuni o alle Regioni, le restanti (quelle per l’esercizio delle quali sarebbe insopprimibile un coordinamento specifico con i territori) potrebbero affidarsi ad un Consiglio Regione-Comuni.
Da chi dovrebbe essere composto tale organismo? Per non moltiplicare i costi istituendo nuove cariche, questo potrebbe essere:
- composto da due rappresentanti per ogni provincia: i sindaci degli attuali capoluoghi di provincia più un ulteriore indaco per comprensorio provinciale eletto da un’assemblea dei sindaci della rispettiva provincia;
- e presieduto dall’assessore regionale agli enti locali (che vedrebbe aumentate le proprie funzioni, il proprio ruolo e -nel contempo- la propria responsabilità).
Un organo unico, quindi, in sostituzione della molteplicità delle province esistenti, dalla composizione snella, con maggiore capacità decisionale e comunque rappresentativo di tutte le istanze provenienti dal territorio.
Questa, ovviamente, è solo una delle possibile proposte realizzabili: quel che conta è comprendere che “è immaginabile un’Italia senza province!”.
Abolire le province è un progetto sensato, utile e che può migliore l’efficienza del governo territoriale. Perché si ottenga questo risultato, naturalmente, occorre che la Politica abbia la forza, il coraggio e la competenza di realizzare un progetto chiaro, efficiente e razionale di riforma istituzionale, anche contro i suoi stessi interessi particolari. E’ proprio questo, però, l’obiettivo più difficile da realizzare...
Gaspare Serra
(http://spaziolibero.blogattivo.com)
Scritto da: GASPARE SERRA | 07/12/08 a 11:04
ma come possiamo pretendere una benchè minima sensibilità ai problemi del paese con una classe dirigente che pensa esclusivamente ai "propri interessi x arrichire" noi abbiamo un parlamento pari a francia-spagna-inghilterra messi assieme! regioni-provincie-comuni che pululano di garantisti-fannulloni-assenteisti con stipendi vergognosi, ma che sono tenuti come serbatoi-elettorali, questo sistema e semplicemente lo specchio del nostro debito-pubblico CATASTROFICO- tutti furbetti che pensano di mungere una vacca che è sommersa dal pantano, politici, stampa e una parte di cittadini col cervello addormentato, vogliono farci credere che la storia possa continuare! Ma vogliamo veramente credere che i cani-parlano e gli asini-volano? ma vogliamo ridere o scherzare?
Scritto da: mosquito | 26/04/08 a 14:37
Vogliamo risparmiare?
Diminuiamo lo stipendio dei parlamentari e il nugolo di persone che sta loro intorno.
Le province sono antiche come i comuni. I Consiglieri Provinciali non prendono niente rispetto al loro impegno e sono portavoce dei problemi di tutto il territorio. Le regioni sono da abolire! se vogliamo essere coerenti! I consiglieri regionali prendono un sacco di soldi e sono lontano dai cittadini, se non quelli del capoluogo dove hanno sede. E delle Prefetture, ne vogliamo parlare? Ormai sono superate!
Quando il governo vuole risparmiare guarda sempre in basso. Iniziasse da sè stesso, per una buona volta.
Io non ho la barca di 40 metri, ma nemmeno un'utilitaria decente!
Scritto da: maria | 17/04/08 a 08:59
Abolire le Province?
Ma qualcuno si riconosce con nelle Regioni?
Forse gli abitanti del Capoluogo!
Le Regioni sono piuttosto enti che emanano norme non necessarie e, al 70% del proprio bilancio, servono a gestire il carrozzone della Sanità.
Per il resto delegano e controllano finanziamenti.
Ecco, a che servono le Regioni, distanti dai Caomuni e dai Cittadini.
Forse molto meno distanti dai politici.
Scritto da: davide | 26/03/08 a 08:42
La necessità della abolizione delle Province dopo la nascita delle Regioni è apparsa chiara fin dai primi momenti e le proposte, anche di autorevoli esponenti politici, sono cominciate decenni fa. Nel tempo la richiesta è stata reiterata sempre più frequentemente in modo trasversale da più settori della società determinando di fatto un largo consenso . Incredibilmente fino ad oggi non vi è stata traccia di proposte concrete. In assenza di iniziative più qualificate di teorici preposti, per passare dalle parole ai fatti, dal lamento continuo alla proposta, un gruppo di semplici cittadini di cui sono portavoce, notte dopo notte, con il contributo di specialisti e di amici che intendono metterci del proprio per cambiare le cose, ha messo a punto una proposta concreta, con un percorso preciso per arrivare alla Abolizione delle Province. A tal fine è stato pubblicato un blog (www.aboliamoleprovince.it) che Vi prego di visitare. Saluti
Scritto da: lorenzofurlan | 20/12/07 a 19:36
L'attuale sistema di funzionamento dell'amministrazione pubblica con forti privilegi ai politici, spreco di risorse e mortificazioni per le classi deboli può creare discredito anche a coloro che si prodigano per il bene pubblico.
Scritto da: Melo | 04/05/07 a 19:22
Non eliminare nle province, ma fare un progetto globale di amministrazione strutturale e sociale, eliminare piuttosto i Comuni che sono proprio delle pallle di ...piombo ai piedi della macroeconomia!
Scritto da: Gennaro Pace | 01/05/07 a 17:49
Tra i tanti sprechi perpetrati dalle Province, segnalo le periodiche forniture di selvaggina per ripopolare il territorio (leggasi forniture di bersagli agli elettori cacciatori). Solo qualche esempio: Provincia di Reggio Calabria, anno 2003, fornitura di fagiani, starne, lepri, cinghiali, coturnici, Euro 583.200,00; Provincia di Lecce, anno 2006, lepri provenienti dall’Est Europa, Euro 687.000,00; Provincia di Viterbo, anno 2006, lepri, Euro 90.000,00; Provincia di Catanzaro, anno 2004, fagiani, cinghiali, coturnici, Euro 157.791,00 etc.
Per ripopolare la slvaggina, a costo zero, basterebbero i divieti di caccia, anche a tempo definito, su determinate zone.
Scritto da: Salvo | 21/04/07 a 18:01
In Sardegna sono state costituite quattro nuove province,una delle quali, Lanusei, con cinquantamila abitanti.Competenze incomplete o non interamente trasferite dalle vecchie province, scarse risorse ma con tutti i partiti naturalmente d'accordo, grazie ai nuovi consiglieri,giunta e presidenti, ovviamente ben retribuiti.
Che i sacrifici li facciano altri: i pensionati, i cassintegrati, i giovani in cerca di occupazione!
Scritto da: mario | 19/04/07 a 12:27
Bisogna organizzare una manifestazione di protesta e imporre al Parlamento una modifica della Costituzione: NESSUNO PUO' FARSI LO STIPENDIO. PER IL PARLAMENTARE LO STIPENDIO E LE INDENNITA' DEVONO ESSERE APPROVATE DALLA CORTE DEI CONTI.
PER PRIMA COSA FIRMIAMO UNA PETIZIONE CHE SI TROVA SU comincialitalia.net
Scritto da: albertozen | 17/04/07 a 17:36
Vi dico come la penso. Ora come ora le province sono enti decisamente inutili, che potrebbero essere sostituiti da consorzi inter-comunali individuati con legge regionale. In realtà, se si dovesse mettere mano a una riforma, ci penserei su prima di rinunciare al DIMENSIONAMENTO provinciale, ottimo per aprire l'amministrazione locale eccessivamente campanilista a nuove forme di comprensorialità e per abolire l'amministrazione periferica dello Stato (prefetture, provveditorati,soprintendenze etc.), altro centro di spesa ormai di dubbia costituzionalità. Piuttosto mi chiedo se servano davvero le regioni, duplicati dello Stato (e autonomia dovrebbe significare innanzitutto meno Stato) in quanto dotati di un potere legislativo che ha aumentato esponenzialmente il numero di leggi, di balzelli e di vessazioni a danno dei cittadini. Senza le Regioni, l'amministrazione statale e con meno "egoismo" inter-comunale - tremendamente costoso - ritengo che vivremmo tutti molto meglio. Valorizzare il dimensionamento provinciale e rivoluzionare questo ente che evoca il cantone svizzero, fin anche cambiandogli nome (provincia significa " già vinta") potrebbe essere la chiave di una riconciliazione fra politica e cittadino che, purtroppo, non vedremo mai.
Scritto da: Embri | 11/04/07 a 11:30
Purtroppo credo che non sia possibile indire un referendum per l'abolizione delle Province perchè si tratta di materia costituzionale e quindi fuori dal campo di applicazione del referendum.
Invece il referendum si potrebbe fare qualcosa per eliminare enti intermedi, agenzie speciali e per ridurre il numero dei consiglieri regionali, provinciali e comunali.
Scritto da: Andrea | 07/04/07 a 14:16
nella nostra "ricca" provincia di Trento, non si usa la parola spreco, guai! Semmai si "foraggiano" intere categorie con contributi ecc. (quelli che producono...) per "avere" il loro consenso/appoggio e si è creata una rete di dirigenti/direttori enorme! Sul ns. territorio di 500 mila residenti, ci sono 223 COMUNI, 17 comunità di valle, 11 Comprensori, Comunità montane, Circoscrizioni ecc. ecc. Un piccolo sindaco prende almeno 2000 euro netti al mese! Questa è la forza dell'autonomia!!! Un es. concreto: un dirigente provinciale che si occupava della creazine delle piste ciclabili, vede passare le proprie competenze ad altro settore, quindi annuncia il suo pensionamento con rammarico. Ha un incontro con qualche vertice della Giunta prov.le, batte i pugni e...sorpresa, lo nominano dirigente generale delle piste ciclabili a 93 mila euro l'anno!!! E poi rompono le scatole per aumenti di stipendio della gente normale di 75 euro lordi al mese!!!! La cosa triste, è che questa gente non risponde mai del proprio operato, siano politici siano dirigenti ma anche i dipendenti normali. Ci si riempie la bocca con "meritocrazia", "efficienza" ecc. ecc. ma è soltanto fumo. Che tristezza, avessimo una classe dirigente che si preoccupasse anche poco di dare l'esempio, pian piano le cose miglirerebbero. Basta vedere come hanno affossato l'iniziativa legislativa dell'onorevole Cesare Salvi, leggetevi il suo libro, è esemplare! Un saluto
Scritto da: stefano | 06/04/07 a 10:17
Perchè nessuno ha pensato ad organizzare un referendum per l'abolizione delle province?
Scritto da: Gigi | 03/04/07 a 18:32
Il Governo ha varato il nuovo "Codice per le Autonomie" per la ridefinizione degli enti locali: in pratica viene ribadita l'importanza del concetto di riduzione di tali enti "e mai l'aumento". Questo il Governo di centro-sinistra.
Lo stesso Governo prepara un emandamento che va esattamente nella direzione opposta: e cioè spinge per la costituzione di alcune nuove province. A firmarlo alcuni senatori dell'Ulivo e della Lega Nord, con il sostegno della Presidenza del Consiglio. Di cos'altro vogliamo parlare?
Scritto da: Gianni | 03/04/07 a 16:15
noi paghiamo loro godono questa e la legge da destra a sinistra pero siamo comtenti cosi
Scritto da: livio | 31/03/07 a 08:43
A proposito di provincie, appena oggi ho sentito che ce ne sono 21 di nuove in cantiere. Altro che abolizione o riduzione! A occhio e croce sarebbe un altro migliaio di poltrone (fra Consigli e Giunte) con relative indennità, cui andrebbe aggiunto il personale, i dirigenti, i servizi, le sedi, eccetera. Un eccellente maniera di continuare a far girare il volano dell'unico settore mai in crisi sul piano economico: la politica. Sarebbe un ottimo terreno in cui investire, con bei ritorni in appalti e servizi, per non parlare del mercato dei posti impiegatizi.Il tutto, è ovvio, a spese del contribuente.
Scritto da: tony.maltese | 30/03/07 a 21:30
parole, parole, parole che restano nell'aria...e intanto ...io pago,noi paghiamo!
Scritto da: bobo | 30/03/07 a 18:42
Andiamo a vedere chi ci guadagna, quanto e perché, così capiremo perché si fanno le province inutili. E facciamo i NOMI per favore!!!
Scritto da: louis88 | 30/03/07 a 09:03
Del resto la Provincia di Piacenza essendo ultima in tutto, doveva essere prima in qualcosa: l'ascensore per gli storioni.
...ma che andassero a piedi come fan tutti!
Scritto da: lucky strike | 28/03/07 a 19:57
OCCORREREBBE INDIRE UN REFERENDUM PER ABOLIRE PROVINCE E REGIONI COME ENTITà AMMINISTRATIVE. AL CITTADINO BASTA LO STATO ED IL COMUNE,
GFN
Scritto da: GFN | 28/03/07 a 15:29