di Federico Ferrazza e Letizia Gabaglio
Un sito turistico da 45 milioni. Altri 37 per un portale culturale. Più centinaia di costosissime iniziative locali. E migliaia di pc regalati agli onorevoli. Così la pubblica amministrazione getta i soldi on line
Per favore, visitate il sito Web, per favore visitate l'Italia. Per favore, visitate il nostro paese: noi vi accoglieremo calorosamente... Il tormentone corre sul Web con un video in cui il vicepremier Francesco Rutelli, in un inglese non proprio da Oxford, invita gli stranieri a venire in Italia. Il leader della Margherita parla dall'ultimo sito della pubblica amministrazione: Italia.it, il portale del turismo italiano pensato per ospitare tutte le indicazioni utili per visitare il nostro paese. Indicazioni che l'Italia pagherà a peso d'oro: 45 milioni di euro è la somma stanziata per il progetto, la cui piattaforma tecnologica (7.850.040 euro, Iva esclusa) è messa a punto dalle tre aziende che si sono aggiudicate il bando per la sua realizzazione Ibm, Its, e Tiscover. Una cifra impressionante soprattutto se si considerano i prezzi di mercato: con alcune centinaia di migliaia di euro al massimo si realizzano portali Internet con i fiocchi.
Il webmostro Italia.it è nato nella scorsa legislatura quando, nel 2003, all'allora ministro per l'Innovazione Lucio Stanca venne affidato il compito di sostenere progetti 'di rilevanza strategica e di preminente interesse nazionale'. Così fu istituito il Fondo di finanziamento per i progetti strategici nel settore informatico. Per il periodo 2002-2004 il fondo ebbe 154,938 milioni di euro e nella finanziaria del 2004 si autorizzò la spesa di ulteriori 181 milioni e mezzo di euro per il 2004-2006. Con un decreto ministeriale del 28 maggio 2004, il progetto 'Scegli Italia' (poi divenuto Italia.it) venne finanziato: 45 milioni di euro, appunto.
Ma è in questa legislatura che il portale vede la luce. E il 20 febbraio 2007, ancora in fase di realizzazione, viene messo on line, in tempo per presentarlo alla Bit (Borsa internazionale del turismo), come fortemente voluto dal ministro per i Beni culturali Rutelli. Immediate le reazioni su Internet: molti blogger parlano di un progetto poco interattivo, con contenuti obsoleti e con evidenti errori di programmazione. Sul blog Scandalo Italiano (scandaloitaliano. wordpress.com), nato per l'occasione, ci sono gustosi resoconti di chi ha intrapreso un viaggio in Italia attraverso le pagine del portalone, pieno di errori, di traduzioni sommarie e con alcune stranezze (fra i personaggi toscani sono citati sullo stesso livello Dante Alighieri e il campione di scherma Aldo Montano...). E per il prossimo 31 marzo è stato organizzato un evento pubblico presso l'Università Bicocca di Milano (www.ritalia.eu) dove chiunque (programmatori, project manager, grafici, creativi etc) potrà intervenire per proporre migliorie al sito.
Ma Italia.it, in nome dello spreco digitale, ha pure un fratello gemello. Anzi, tanti fratellini. Infatti mentre nelle stanze del Ministero dell'Innovazione si preparava il sito turistico nazionale, nove regioni - poi diventate 12 - si mettevano d'accordo per realizzare, con le sovvenzioni dello Stato (legge 135/2001 "per il co-finanziamento di progetti dei sistemi turistici locali interregionali e sovraregionali"), un portale interregionale di promozione turistica. Capofila la Liguria, partecipanti: Basilicata, Calabria, Campania, Friuli, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Valle d'Aosta e Veneto. La domanda delle regioni venne accolta nella Dgr n.3304 del 21 novembre 2003 che stanzia i primi 200 mila euro. Praticamente un doppione di Italia.it, realizzato inoltre con un approccio quindi esattamente contrario a quello del sito ministeriale che prevedeva un sistema di prenotazione gestito a livello centrale. Il progetto per il portale interregionale è stato preso molto sul serio dalle regioni coinvolte, che hanno investito milioni di euro nella realizzazione di quei siti regionali che dovevano essere veicolati dal portale sovraregionale. Così, per esempio, la Puglia a novembre 2006 ha presentato solo agli operatori del settore (ma si può vedere all'indirizzo http://138.66.34.243/turismo/) il suo portale, finanziato con 3.273.719 euro, come si evince dal documento di programmazione per il turismo della regione che destina per l'anno 2007 ulteriori 900 mila euro. Anche la Campania nel frattempo ha fatto il suo sito (www.turismoregionecampania.it) per un costo di 3,719 milioni (più altri 3,5 milioni di euro per un portale "di supporto all'Internazionalizzazione nel bacino mediterraneo", finora non realizzato).
"Portali come Italia.it", spiega Marco Calvo, amministratore di E-Text, azienda che realizza siti Internet, "possono essere messi a punto al massimo con un milione di euro. Il problema sta nelle gare per l'assegnazione del progetto che richiedono fatturati minimi (dell'ordine dei 100 milioni di euro) sempre più alti da parte dei proponenti. Possono partecipare quindi sempre aziende molto grandi che fanno pagare anche il loro marchio. Ma la storia dell'informatica dimostra che i prodotti migliori arrivano da aziende molto piccole: Google, Skype, Kazaa e altri software che hanno rivoluzionato Internet sono nati dalla testa di un paio di persone".
Se il turismo genera sprechi pubblici in Rete, anche la cultura non scherza. Il caso di Internet Culturale (www.internetculturale.it) ne è un esempio. Nella scorsa legislatura per il sito vennero stanziati 37,3 milioni di euro (7,1 dal comitato dei ministri per la Società dell'informazione e 30,2 dal ministero dei Beni culturali) per un progetto di un motore di ricerca (che quindi rimanda ad altri siti) per versioni digitali di opere di pubblico dominio (libri, musica e così via). Un intento lodevole se non che la Rete è piena di iniziative pubbliche e private che già assolvono questo ruolo. Forse era sufficiente un semplice accordo con una di queste realtà per risparmiare un bel po' di denaro. A realizzare la piattaforma del portale è stata la cordata formata da Ibm (azienda di cui era top manager Lucio Stanca prima di diventare ministro, e presente anche in Italia.it), Finsiel (società che dalla fine del 2005 ospita nel suo Cda Paolo Vigevano, ex capo della Segreteria Tecnica e consigliere politico di Stanca) e Società Servizi Bancari.
Mentre lo Stato spendeva 37 milioni, la Campania si faceva il suo sito culturale ad hoc (www.culturacampania.rai.it) costato altri tre milioni di euro. Peccato sia solo in italiano e per la promozione del patrimonio culturale campano non pare una scelta lungimirante.
Altrettanto antieconomico è il modo in cui sono stati realizzati i 657 siti Web che fanno riferimento ai 25 ministeri e alla Presidenza del Consiglio. Se infatti 300 appartengono al ministero degli Esteri con le sue ambasciate, gli altri 357 hanno i compiti più disparati e sono realizzati ciascuno con una grafica diversa e con tecnologie diverse: se si fosse usato un solo modello per tutti si sarebbero potuti risparmiare milioni di euro. Peraltro i siti non sono neanche costruiti nel modo migliore. Usando lo strumento di valutazione del W3C (il consorzio internazionale che fra l'altro detta le linee guida per realizzare siti Web accessibili anche ai disabili) 'L'espresso' ha per esempio osservato che 15 siti (14 ministeri più quello del governo) non rispondono a tutti i requisiti del W3C: fra questi ci sono quello del ministero degli Esteri, della Giustizia, della Difesa, della Salute, delle Politiche comunitarie e dell'Ambiente. Ci sono poi tutti gli strafalcioni e le sviste sui contenuti. Una per tutte: il sito del ministero delle Infrastrutture ha le informazioni sulla viabilità stradale, ferroviaria, aerea e marittima ferme al settembre 2006.
E pensare che nel 2002 il ministero per l'Innovazione e le Tecnologie aveva introdotto dieci obiettivi sui quali orientare le attività negli anni successivi. A distanza di cinque anni solo uno è stato raggiunto (firma digitale); cinque hanno superato il 60 per cento di realizzazione (servizi on line prioritari, trasparenza, mandato di pagamento, uso dell'e mail e alfabetizzazione informatica), due hanno superato il 30 per cento (Carta di identità elettronica e Carta Nazionale dei servizi e servizi dotati di un sistema di soddisfazione dell'utente); dell'obiettivo di svolgere un terzo dell'attività di formazione via Internet (e learning) non c'è traccia e dell'e procurement (acquisto-vendita di beni) il Cnipa (Centro nazionale per l'informatica nella Pubblica amministrazione) consiglia una revisione in toto del progetto.
Se poi dai siti passiamo alle stanze dei ministeri, si va di in male in peggio. Secondo il Cnipa per l'acquisto di beni e servizi informatici nel 2005 lo Stato ha speso 1.676 milioni di euro. La spesa si concentra sulle grandi amministrazioni: sei (Economia e Finanze, Tesoro, Giustizia, Interno, Difesa, Inps e Inail) hanno impegnato il 66,5 per cento della dotazione informatica. Guardando poi il numero di computer per dipendente 'da ufficio' (cioè con una scrivania e a cui un pc può dare una mano) si scopre che in quasi tutti i ministeri ci sono più terminali che lavoratori, con picchi degni di una azienda che sviluppa software. Al ministero delle Politiche agricole ci sono per esempio 2,4 pc per dipendente, agli Esteri 1,6, al Lavoro 1,4 e alla Salute 1,4. E, come se non bastasse, molti di questi computer vengono usati solo come macchine da scrivere: solo il 48,3 per cento delle postazioni della Pubblica amministrazione centrale è collegato a Internet. Ma anche se fossero connessi, quanti sarebbero stati in grado di usarli? Pochi, molto pochi. Fra tutte le amministrazioni centrali solo tre (Agenzia delle Entrate, Carabinieri e Presidenza del Consiglio) hanno più del 50 per cento dei dipendenti a bassa formazione informatica.
La spesa informatica per postazione è in media, fra le amministrazioni centrali, di quasi 4.500 euro, anche qui con dei picchi interessanti: l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura ha speso (nel 2005) 199 mila per postazione, un cifra da sommare ai 123 mila euro del 2004; alle Politiche fiscali hanno speso (nel 2005) 21mila euro, al Tesoro 11 mila e all'Istruzione 9 mila.
Non contento, lo Stato regala soldi a deputati e senatori per dotarsi di strumenti informatici: i primi hanno la possibilità di spendere fino a 3 mila euro in una legislatura, i secondi 4 mila. Denari pubblici con cui gli onorevoli si fanno un paio di ottimi pc portatile, presumibilmente, visto che in Parlamento hanno tutte le postazioni fisse che vogliono. Gli acquisti informatici della Pa vengono effettuati con trattativa privata per il 32 per cento del volume di spesa, con gara nel 30 per cento, e intorno al 28 per cento con affidamento 'in house', cioè tramite società di proprietà pubblica con cui le amministrazioni hanno un accordo (per esempio Sogei e Aci Informatica) e in convenzione solo per circa il 10 per cento della spesa. Per favorire la razionalizzazione della spesa il Consip, una società per azioni del ministero dell'Economia, è stato incaricato di stipulare delle convenzioni con fornitori scelti da esperti dell'ente sulla base del rapporto qualità-prezzo oppure attraverso un mercato virtuale (www.acquistiinretepa.it) dove i fornitori, una volta registrati, possono pubblicare i loro listini. Molto attivi su beni e servizi tradizionali, gli esperti del Consip non si sono però ancora misurati a pieno con il reparto informatico. Poche le convenzioni stipulate, ma anche sfogliando queste poche si può capire come il sistema di acquisto in convenzione, se solo fosse sfruttato a pieno, si tradurrebbe in un risparmio. Un pc da tavolo di ultima generazione con schermo piatto, per esempio, non costa più di 550 euro, stesso prezzo che si paga per un portatile. Il pacchetto Office di Windows, l'unico fornitore di software per ora considerato, costa intorno ai 300 euro. Ma senza convenzione, come vengono fatti la maggior parte degli acquisti, i prezzi schizzano. E, per esempio, per un pacchetto Office più antivirus si possono spendere quasi 800 euro.
Da queste cifre è facile intuire che i costi informatici potrebbero essere abbattuti. E di molto. Soprattutto guardando il software. Un'associazione di Caserta , la Hacklab, ha lanciato in merito una petizione on line (http://81100.eu.org/petizione/) che ha già raccolto quasi 5 mila firme per chiedere al governo di puntare più sul software open source (gratis e replicabile per tutte le amministrazioni a costo praticamente nullo) per abbattere gran parte dei costi degli applicativi che nel 2005 hanno toccato quota 474 milioni di euro. "Guardando le spese informatiche nella pubblica amministrazione", dice Giorgio Sebastiano di Adiconsum, "viene da chiedersi: perché non c'è un unico software per tutti i comuni che per esempio gestisca l'operatività standard? Perché ogni comune ha fatto una gara per comprare un programma che sarebbe potuto essere acquistato a livello centrale consentendo risparmi notevoli?". Un esempio sono i cosiddetti software Gis (Geographic Information System) utili per la navigazione. Ogni amministrazione, centrale o locale, ne acquista uno a un prezzo variabile, nella maggior parte dei casi, da circa 10 mila a 20 mila euro. Senza contare che ne esistono di gratis in Rete, lo Stato ne potrebbe acquistare uno da girare a tutte le amministrazioni. E invece ogni regione, provincia o comune conduce una trattativa separata.
Intanto le amministrazioni locali producono nuovi portali a suon di milioni. In Lombardia, per esempio, il sito della Regione (www. regione.lombardia.it) è costato 1.291.513 euro (790 mila finanziati dallo Stato). L'Italia è poi il paese delle piccole comunità ed ecco allora i progetti delle reti civiche. In Sicilia queste iniziative sono 46 per un totale di 33 milioni di euro di finanziamenti. Il valore unitario è variabile: da poco più di 160 mila euro del progetto per la rete civica di Alcantara presentato dal Comune di Roccella Valdemone al piano del Comune di Castrofilippo che, insieme ad altri 13 municipi della provincia di Agrigento, ha dato vita al progetto Mercurio per una sovvenzione di un milione. Oppure c'è il progetto Eureka del Comune di Siracusa, valutato 1,2 milioni di euro e oggetto di gara a gennaio 2006 aggiudicata per una cifra superiore agli 800 mila euro. Ma del sito, per ora, non ci sono tracce.
(23 marzo 2007)

Il servizio giardini al XIII municipio di Roma? Lo stesso fenomeno delle tessere sanitarie della Regione Sicilia....
Scritto da: Simone | 24/04/07 a 12:34
A volte lo spreco ICT nella PA può costare molto caro, in questo caso a circa 1000 lavoratori a rischio costante...
Venite a scoprire cosa accade al Ministero della Giustizia...
http://www.comitatoatu.it
Scritto da: NeoAtu | 11/04/07 a 23:12
BASILICATA
La ferrovia Matera-Ferrandina
Costo 250 milioni, inizio lavori 1984
Tra Matera e Ferrandina, nella Val Basento, ci sono 20 chilometri sui quali, dal 1986, sono stati spesi 530 miliardi di lire (270 milioni di euro),.La linea ferroviaria non funziona, ma sono stati costruiti 2 ponti , uno, il più lungo d'Italia, di 110 metri a campata unica, per un valore di 100 miliardi ed inutilizzati.
Per quanto riguarda Matera, la sua stazione è un casermone vuoto, con un enorme piazzale merci e nessun binario. Lo scalo di Ferrandina, inaugurato il 15 dicembre 2005 e chiuso il 21 gennaio 2006, è stato rimesso a nuovo con 6 binari, pensiline, bagni, sala d'aspetto, sotto-passi e scivoli per disabili. Per la stazione erano stati spesi 7 milioni di euro (500 milioni di lire per ogni giorno d'apertura).
Stando ad un protocollo sottoscritto nel '98 dal ministero dei Trasporti e dalle Regioni Puglia e Basilicata i treni avrebbero dovuto viaggiare dal 2005.In un secondo momento questa tratta avrebbe dovuto proseguire fino a Bari, ma, di fatto, i 32 milioni di finanziamenti regionali per realizzarla sono stati sospesi. Senza questo secondo tratto anche la Matera-Ferrandina avrebbe meno senso.
Eppure, per la sua posizione, Matera potrebbe rappresentare uno snodo di svincolo di traffici, turismo e merci tra Puglia, Basilicata e Calabria molto utile, ma,se si aggiunge che negli ultimi anni lo sviluppo economico si è spostato verso l'adriatico e sulla Fiat di Melfi, si capisce che la Ferrandina-Matera rischia di non servire più.
Dopo un sopralluogo del 2004 da parte dell' Uver (Unità di verifica degli investimenti pubblici), è stata rilevata la criticità della situazione , ma è stato assicurato che la linea sarà attiva nel 2008, forse.
Scritto da: Claudio | 10/04/07 a 16:58
Mi ha colpito la decisione di Veltroni (lui come chiunque altro) di devolvere la sua megapensione ai paesi africani. Nulla in contrario se non fosse che l'Italia ha un'enorme carenza di fondi (specie dopo ogni Finanziaria che si succede al precedente governo) da destinare alla costruzione di Case Popolari, visti i prezzi inaccessibili tra affitto e acquisto per una privata; lo stesso discorso vale anche per i Servizi Sociali per lo più disastrati specie nei quartieri ad alta densità "popolare" (casi sociali gravi).
Mi presento: faccio parte di quella schiera di genitori separati dai loro figli (affidati a terzi) a causa delle false accuse formulate dall'altro coniuge in difesa dei propri interessi, anche a costo di mettere a rischio l'equilibrio stesso dei minori. Tutto questo è accaduto a causa della mia situazione precaria sia lavorativa (lavoro a T. D.)e sia abitativa (senza fissa dimora). Ma si dà il caso che quel "senza fissa dimora" è data essenzialmente dai dis-Servizi Sociali contro i quali a quanto pare nulla si può a causa dello strapotere (nonostante le denunce e puntualmente inascoltate) che godono in forza dell'attuale legge in vigore sui minori o più precisamente in forza della "prassi" esistente ai casi minorili, dove vede come principali giudici e sentenziatori per l'appunto gli Assistenti Sociali, nonostante non posseggano nè titolo e nè requisiti verso un argomento di tale portata, ma più semplicemente "formati" mediante una lauretta basata essenzialmente sulle leggi e sulle regole comportamentali da adottare conseguentemente. Nel mio caso, come per molti altri, sono riusciti a distruggere i rapporti affettivi tra madre e figlia e tra ex coniugi mediante manipolazioni psicologiche, con la dissennatezza propria del semplice stipendiato.
Complice il ns. sistema giudiziario aggravato dalla sorella burocratica. La conclusione di questa realtà avvilente, oltrechè offensiva, consiste nel costringere il "povero" malcapitato a vivere una farsa kafkiana infinita, ben peggiore della classica telenovela all'italiana, con effetti devastanti per la sua salute psicofisica che possono sfociare in una depressione al limite del suicidio.
L’argomento qui proposto seppure in termini assai sintetici, dovrebbe aprire una discussione su problemi mai affrontati da nessuno pur riconoscendo la loro complessità e difficoltà, ma non per questo meno importanti per una società che si pretende “civile” tanto più se riguarda le famiglie povere sempre più in aumento.
Adriana.
Scritto da: Adriana | 05/04/07 a 09:13
abito a roma, in periferia, nel magnifico quartiere di torpignattara. quello dove pochi giorni fa ragazzini alle elementari giocavano con coltelli da cucina, quello dove i tossici spacciano dalla mattina alla sera sulla piazzetta tra ospedale delle suore di san camillo e i vigli che "regolano il traffico" visto che da quasi due anni via di torpignattara è chiusa per lavori...quella dove tutti i giorni stranieri ubriachi e drogati si affrontano in piena strada con bottiglie alla mano...ma la cosa buffa, è che in v. bordoni, la parallela, la simpatica stazione di carabinieri occupa mezza strada di parcheggio privato!! provate a chiamarli quando dovete uscire con carrozzina e avete orde di tossici che vi si piazzano sotto casa e che non vi fanno uscire perché minacciosi vi guardano la borsetta...
Scritto da: Elisabetta | 04/04/07 a 12:45
A parte gli sprechi a piene mani, mi spiegate a che servono le Provincie, perchè non si dovrebbe ridurre il numero dei parlamentari ed accorpare gli oltre ottomila Comuni? La riconversione,in un mondo globalizzato, è all'ordine del giorno.
Scritto da: Aldo Vitiello | 29/03/07 a 10:28
In UMbria esiste una legge da poco entrata in vigore in cui si favorisce l'uso dei software open source nella PA.
Personalmente li uso, li divulgo e se posso li installo nei pc dei colleghi.
Lavoro al Portale quindi so di che parlo. Altro scandalo sono i 32 milioni di euro per una gara/appalto per i serviz idi comunicazione dei Monopoli di Stato. Appalto valido fino al 2008.
Andate a vedere il bando di gara sul sito.....
Per non parlare dei progetti E-gov delle singole regioni... ANche qui progetti assolutamente inutilizzabili e pretestuosi costati un sacco di soldi a tutti i comuni!!! E senza utilizzo degli stessi....
A proposito, controlliamo anche chi vincerà la gara ai monopoli di Stato....
Scritto da: kika | 29/03/07 a 08:52
Si, cari turisti, venite a Napoli, correte nella bellissima Napoli, ma per favore, arrivateci in treno, di sera, dalle 23.00 in poi. Nessuna informazione vi sarà data, non saprete neppure dove poter prendere unn bus, e se riuscite a chiederlo a qualcuno, sicuramente non carpirete l'informazione a meno che voi non parliate italiano!!!
Per arrivare a destinazione non vi resta che prendere gli omnipresenti taxi, puntali a capire, soprattutto per gli italiani, se conoscete la strada o meno, visto che qualcuno, che disonesto sempre si trova, magari qualche km in più ve lo fa fare!!!
Venite cari turisti, venite: arrivate di sera e sarete presto disorientati: sembra fatto opposta per lasciare il "monopolio" ai tassisti.
Cosa vedrete di bello per prima? Spazzatura!!! eh si? vi aspettavate pizza, mandolino, sfogliatella e vesuvio e vista su Capri? eh no, cari friends..........No!! Prima dovete imbattervi in tonnellate di spazzatura maleodorante e ormai per niente igienica, e poi, da dietro questi cumuli,da dove spuntano decine di "zoccole", magari potete ammirare il Golfo.............
Benvenuti nel settimio millennio....Avanti Cristo.......viaggio nella storia e nella preistoria....quello non era un treno: era la macchina per tornare indietro nel tempo!!
Scritto da: MIchele | 27/03/07 a 11:02
Vi siete dimenticati, lo so che paragonata ai 45 milioni di euro è una cifra irrisoria, degli 80 mila euro spesi per il logo IT dell'Italia.
http://blog.felter.it/2007/02/facciamo-dellitalia-un-logo-migliore.html
Scritto da: Felter Roberto | 25/03/07 a 13:36
Un risparmio sicuro e uno spreco in meno sono le uniformi di centinaia di migliaia di dipendenti pubblici.
Sono vestiti dalla testa ai piedi e in più trasportano addosso numerosi accessori e orpelli dalla dubbia utilità. Ci sono operatori della STA di Roma, i cosiddetti ausiliari del traffico, che fanno fior di multe. E purtroppo tutti, più o meno, le paghiamo. Portano solo un giacchetto sopra i vestiti che li rende ben visibili.
Sarebbe il caso di esterndere questa decisione ad altre categorie, magari investendo in attrezzature.
A che serve la divisa per gli autisti dei bus pubblici? Basta tesserino in mostra e giubbetto.
E i vigili? Li odieremmo meno (forse) se portassero solo un "sopra" ben evidente e riconoscibile?
Scritto da: Gianni | 24/03/07 a 18:50
Vorrei rispondere al commento di Davide: qualsiasi persona che lavora nel mondo dell'IT e si occupa di creazione di siti web, potrà assicurarti che le cifre buttate su Italia.it sono 100 volte superiori ai prezzi di mercato. La qualità del risultato è pessima e - per finire - vorrei fare osservare che di siti italiani sul turismo ce ne sono già a bizzeffe. A partire dall'ENIT. Ogni comune italiano (dei circa 8.000), ogni provincia, ogni regione ha già un sito sul turismo DA TEMPO. Quindi, i soldi usati da Lucio Stanca, sono SOLDI DEI CONTRIBUENTI BUTTATI. Non c'è molto altro da aggiungere...
Scritto da: Maurizio Silvestri | 24/03/07 a 12:44
Io davvero non so più se ridere o piangere.
Scritto da: Napolux | 24/03/07 a 11:37
Ottimo articolo. Le fonti web sono tutte citate. ma già che c'eravate, potevate chiedere a chi ha impaginato il pezzo su wordpress di linkare attivamente i siti web a cui vi riferite? Mi sembra una forma di corretta professionalità.
Scritto da: blau | 24/03/07 a 11:26
ANCITEL, avete presente?
Un carrozzone che dovrebbe offrire servizi qualificati ai Comuni (verosimilmente associati ad altro circo, l'ANCI) ma che di Comuni "clienti" ne ha pochissimi (qualche centinaia su 8100) e quei pochi pagano in quanto "amici".
Servizi qualificati, poi, pressoché zero: avranno fatto qualcosa di serio sul digital divide, oltre tanti documenti in PowerPoint?
Scritto da: hadriani | 23/03/07 a 22:03
Sono quel Marco Calvo citato nell'articolo (sulla questione del costo effettivo di un portale).
Molti, nell'apprendere degli sprechi pubblici, dello scarso uso di software open source, ecc. provano sconforto e impotenza.
Il sentimento è comprensibile ma sbagliato. Possiamo fare molto per cambiare le cose e costringere la nostra classe politica a scelte più ragionate.
Le grandi aziende che spingono per i grandi - gonfiatissimi - appalti sono potenti, ma non onnipotenti.
In rete ci sono moltissime persone che si battono ogni giorno per un'Italia più moderna e più onesta.
Se vi va di dare una mano, visitate il wiki http://www.frontieredigitali.net/
Qui si sta cercando di costruire un'ampia rete di singoli, associazioni e anche aziende che spingono per l'affermazione dei seguenti progetti chiave:
1) Incoraggiare l’adozione di software libero e open source
2) Formati Open Standard
3) Riforma della normativa sul diritto d’autore
4) Mediateca universale
5) Accesso al Digitale
6) Scuola, Università e Ricerca (archivi aperti, insegnamento anche di sw open source, ecc.)
7) Accesso libero ai geodati
8) Maggiore tutela della privacy degli utenti di Internet
9) Partecipazione dei cittadini alle Politiche dell'Innovazione
10) Combattere il digital divide
Scritto da: Marco Calvo | 23/03/07 a 21:29
Per quanto riguarda l'adozione del software libero nella Pubblica amministrazione vorrei aggiungere questa citazione dal programma dell'Unione:
«1) Dovremo tradurre in pratica le dichiarazioni di principio in favore
della diffusione dell'Open Source nelle amministrazioni. Questa risorsa
allevierà la dipendenza dalle onerose licenze commerciali.» (pag. 37)
Speriamo che i politici mantengano le promesse...
ma se non lo fanno, cerchiamo di ricordarglielo!!!!
Scritto da: daniel | 23/03/07 a 19:07
Salve,
ho letto che molti richiedono l'uso del open source nella pubblica amministrazione.
Da esperto del settore vi posso dire che essendo un software gratuito, da molti problemi, sia legali sia tecnici.Per qualsiasi persona l'open source e' la soluzione ottimale ma per una societa' non e' suggerito.poi, fuguratevi un ministero delle finanze con un open source...se non dovesse funzionare v'immaginate il casino?
saluti,
Scritto da: francesco caracuta | 23/03/07 a 18:12
Lavoro personalmente per un ufficio del ministero. Ho cercato di promuovere ambienti di lavoro gratuiti e validi ma ben presto mi sono reso conto che, dietro alle costose scelte dell'ufficio, c'era qualcosa di più grande e ingestibile per un semplice addetto, per quanto esperto del settore.
Se la delegazione di resposabilità è fatta su conoscenze e non su proposte di appalto trasversali, ovvero con un resposabile interno a prendersi carico della ponderazione della scelta, continueremo a far girare tanti soldi solo per farli arrivare in tasca a chi devono arrivare.
Ma questo, come vallettopoli, come calciopoli, e tutto il resto, è cosa risaputa e mutuamente accettata.
Solo che io non capisco proprio perchè lo debba essere!
Scritto da: Fabio | 23/03/07 a 17:28
Voorei segnalare a Federico e Letizia, e ai lettori di questo blog, una nuova iniziativa del blog scandaloitaliano (di cui sono uno degli improvvisati "macchinisti").
Si tratta di una lettera aperta Prodi, Rutelli e Nicolais, affinché mettano a disposizione dei firmatari gli atti della Pubblica Amministrazione relativi a italia.it - in nome della trasparenza sui documenti della PA sancita dalle leggi italiane, ma soprattutto in nome di un basilare buon senso etico, civile e politico.
Come vedrete, la lettera ha un tono civilissimo ed esprime una più che legittima richiesta. E' un semplice atto di cittadinanza attiva, che pone una richiesta altrettanto semplice da soddisfare.
Attraverso questo link, potete leggere e firmare la lettera (usiamo il servizio Petition on line):
http://www.petitiononline.com/italiait/petition.html
Scritto da: Luca Carlucci | 23/03/07 a 16:45
Dunque i lavori si valutano sul costo: quanto meno costano tanto meglio sono.
Sarebbe molto meglio per tutti se la valutazione fosse sui contenuti e non sul costo di per sè. Questa è facile, anzi facilissima demagogia, lasciamola fare a chi non può permettersi delle analisi più approfondite.
Le gare al ribasso hanno portato l'Italia agli ultimi posti per gli investimenti in tecnologia; se intendiamo glorificare questo atteggiamento non lamentiamoci poi se ci rimangono solo lavori precari e sottopagati.
Valutiamo quindi il risultato, non il valore di un lavoro. In altri paesi spendere milioni in tecnologia per ottenere dei benefici non è uno scandalo.
Il fatto che in Italia per un portale si risconoscano al massimo qualche centinaia di migliaia di euro, molto meno del valore effettivo, fa sì che i lavoratori del settore siano oggi precari al 100%.
Scritto da: Davide | 23/03/07 a 16:30
Io ed altri colleghi abbiamo lavorato come programmatori per creare alcuni di questi costosissimi servizi informatici per i dipendenti di un ministero e in cambio abbiamo avuto meno di 1000 € al mese.
p.s non è uno scherzo: Provate ad andare su google.it e digitare la parola "merda". Avete visto cosa esce fuori?
Scritto da: Daniele | 23/03/07 a 15:50
LA COLPA E' LA NOSTRA CHE PAGHIAMO LE TASSE REGOLARMENTE.
SALUTI MAURIZIO
Scritto da: maurizio | 23/03/07 a 15:46
Ciao a tutti...
quando ho letto il titolo di quest'articolo ho pensato non è possibile!!!
Appena laureata, l'anno scorso ho inziato uno stage ad ITS, è per un pò mi hanno messo a controllare la pagine di questo portale (italia.it) che risultava tutto scorretto nei contenuti perchè questi erano stati copiati casulamente e poi tradotti con un programma fatto male...morale...per risolvere il problema affidavano la correzione dei testi a stagisti NON RETRIBUITI...
NO Comment
Scritto da: Paola | 23/03/07 a 15:45
Un amico mi ha fatto notare una cosa bizzarra. Inserendo la parola chiave "merda" su Google (sì il mio amico ha tempo da perdere) indovinate qual è il primo risultato riportato?.....Italia.it.
Ma come è possibile tutto ciò?
Scritto da: Gillo | 23/03/07 a 15:43
sono contento che finalmente cominciamo a dire le cose come stanno. Ma questo non mi pare sufficiente. Voi dite, noi leggiamo, loro continuano a guazzare nella grande pacchia. Voi e noi siamo fottuti.
Scritto da: pietro | 23/03/07 a 15:41