La situazione dei rifiuti in Campania è così grave da avere spinto il vescovo di Caserta, monsignor Raffaele Nogaro, a partecipare all'occupazione di una discarica. Ci sono sindaci che fanno lo sciopero della fame, chiedendo la rimozione della munnezza che si accumula nelle strade. E invece nel numero in edicola de L'espresso trovate questo "Riservato" suIle spese allegre di chi dovrebbe gestire l'emergenza.
Oltre 700 mila euro di telefonate, alcune verso quelle classificate come “utenze speciali”. È una delle cifre della relazione - timbrata riservato - dell’Ispettorato generale di finanza della Ragioneria generale sul Commissariato per l’emergenza rifiuti in Campania: 20 pagine zeppe di tabelle e numeri, firmate dal commissario Natale Monsurrò. Il Commissariato fu creato a metà anni Novanta per alleviare il disastro dei rifiuti in Campania. Ne sono stati al vertice i presidenti della Regione, Antonio Rastrelli, Andrea Losco e Antonio Bassolino, quindi il prefetto Corrado Catenacci e di recente Guido Bertolaso. Le spese generali (al 2004) del Commissariato erano giunte a 24 milioni e 500 mila euro, cui vanno aggiunti 8,8 milioni per le consulenze, i progetti e le convenzioni, mentre solo 6 milioni e 429 mila erano finiti al sostegno della raccolta rifiuti dei comuni campani. Il classico caso in cui i costi della burocrazia sovrastano quelli della reale attività dell’ente. Solo in un secondo momento sono state disattivate le chiamate ai numeri che iniziano per 899. Tra le spese rilevate c’è un viaggio di lavoro a Rimini dove otto dipendenti
(non il commissario o il subcommissario) della struttura hanno alloggiato al Grand Hotel, un cinque stelle super lusso, al costo di 280 euro a notte. L’Ispettorato lo definisce «gita di servizio a Rimini». Una serie di rilievi compaiono anche su un’altra trasferta ad Anacapri. G. S.
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aprile 2007
Rifiuti in Campania? Meglio la gita al Grand Hotel
Scritto il 30/04/07 alle 18:02 | Permalink | Commenti (34) | TrackBack (0)
Vitalizi dei politici: non lascia ma raddoppia
Dalla cronaca di Roma de "La Repubblica". Articolo di Giovanna Valenti
Cinque milioni. è quanto potrebbe dover sborsare la Regione Lazio se il Tar accoglierà il ricorso presentato dall' ex consigliere Luigi Cancrini per ottenere il vitalizio (comprensivo di arretrati) che spetta ai politici usciti dalla Pisana. E poco importa che l' illustre psicoterapeuta sia anche parlamentare del PdCi e dunque titolare di un più che pingue stipendio. Ai 3.600 euro netti al mese dovuti per le tre consiliature lavorate non vuol proprio rinunciare. «Per 15 anni ho pagato i contributi - spiega - soldi che la Regione dovrebbe aver accantonato. Perciò mi sono rivolto ai giudici. E nelle mie condizioni ci sono molti altri consiglieri». Almeno una ventina, tutti impegnati in Parlamento. E sì perché una legge di oltre una decina d' anni fa, ora contestata da Cancrini, prevede la sospensione del trattamento pensionistico per tutti gli ex consiglieri che proseguono la carriera in altre istituzioni. Qualche nome? Meta (Ds), Pasetto (Dl), Storace (An), Bonadonna (Prc), Fazzone (Fi), Simeoni (Fi), Laura Allegrini (An), Cosentino (Ds). E ancora: Gramazio (An), Antinucci (Rnp), Rampelli (An), Dionisi (Udc), Augello (An) e Anna Teresa Formisano (Udc). Ora, se il Tar darà ragione a Cancrini, la Pisana correrà il rischio concreto di dover pagare tutti. Ma Storace insorge: «Ora ci manca pure che si possa percepire il vitalizio da ex consigliere regionale mentre si fa il parlamentare. L' onorevole Cancrini farebbe bene a ritirare un ricorso che fa malissimo alla politica. La retribuzione che percepiamo è già abbastanza lauta per reclamare ulteriori prebende. è un principio di elementare rispetto del cittadino che paga le tasse evitare che la politica si faccia sempre e solo i fatti propri». Sprezzante la replica: «Non entro in polemica con Storace. Ha già così tanti problemi giudiziari che non ne varrebbe la pena. Mi auguro solo di non mai trovarmi nella sua situazione». Fino al 2002 era possibile anticipare la richiesta di vitalizio appena compiuti 40 anni, ora ne servono 50: una volta compiuti si percepisce una pensione decurtata del 5% per ogni anno che manca per arrivare a 55, la soglia ufficiale di legge. L' indennità dei consiglieri è stabilita nella misura del 65% dello stipendio mensile dei parlamentari, mentre il vitalizio è calcolato i base agli anni di legislatura trascorsi alla Regione. La soglia minima è di 5 anni: in questo caso il vitalizio è del 30% per circa 1.600 euro netti al mese. Per ogni anno di consiliatura scatta un ulteriore 5%; dunque con due legislature si arriva a 2.000 euro fino al massimo di 3.600 per chi ne ha fatte tre. Un bagno per il Lazio, che già paga circa 150 vitalizi.
Scritto il 27/04/07 alle 12:33 | Permalink | Commenti (23) | TrackBack (0)
Vernissage di stato con auto blu
Sabato mattina si è consumato l'ennesimo inno allo spreco. Vernissage di una mostra destinata a non passare alla storia: "L'arte italiana del '500 e del '600", promossa dal Dipartimento per le libertà civili-Fec del ministero dell'Interno e dal Monte dei paschi di Siena. Luogo: la splendida cornice di Castel Sant'Angelo a Roma. Ospiti di rango minore: nessun ministro, l'Ansa segnala solo un sottosegretario. Per questo evento le sale del museo sono rimaste interdette fino alle 14, relegando senza preavviso i turisti alla sola visita del terrazzo. In compenso, abbiamo contato 30 tra finanzieri, carabinieri e poliziotti assegnati in divisa al ruolo di hostess e steward: funzionari di pubblica sicurezza costretti a fare le belle statuine. In più c'erano almeno un'altra decina di agenti in borghese. Tutto ciò per difendere un castello con un unico accesso, ossia uno dei posti più protetti di Roma. Forse la minaccia era il "sospetto Caravaggio", come veniva definita l'opera clou della mostra? Dagli spalti dove si immolò Tosca però si poteva godere un vero spettacolo: il parcheggio delle auto blu. Poche Mercedes del corpo diplomatico o del Vaticano mentre le vetture di Stato erano 63, tra quelle destinate ad accompagnare i vip pubblici e quelle spedite lì per ragioni di servizio presenzialistico. Molti degli autisti, causa solleone, si erano barricati a bordo con motore acceso e condizionatore al massimo. Le auto blu più nuove erano due fiammanti Alfa 159 con targa dei Vigili del Fuoco; le più belle due Audi 6 probabilmente riservate al sottosegretario. Ma il governo Prodi non doveva tagliare queste spese? E quanto è costata al contribuente la presentazione del "sospetto Caravaggio"? Speriamo almeno che il buffet, quello sì un autentico capolavoro, l'abbia offerto il Monte di Paschi. G.D.F.
Scritto il 24/04/07 alle 10:36 | Permalink | Commenti (12) | TrackBack (0)
Low cost, alto guadagno
La delegazione italiana in partenza da Roma per Strasburgo viaggia compatta. Il prossimo appuntamento è per lunedì 23 aprile all’aeroporto di Ciampino, volo Ryanair per Karlsruhe-Baden, a meno di 60 chilometri dalla città francese. Il calendario delle sessioni plenarie permette di comprare in anticipo
i biglietti che così raramente superano i 90 euro. Per l’europarlamentare significa mettersi in tasca circa 900 euro a tratta del rimborso forfettario che ottiene dalla Ue per viaggiare in “business” (circa mille euro, appunto). Per il rimborso, ai parlamentari basta dimostrare di aver viaggiato, a prescindere dal mezzo di trasporto usato, ricevendo una somma calcolata in base alla distanza e alle tariffe più alte praticate dalle compagnie aeree. Un trattamento forfettario che in origine aveva come scopo il risparmio delle spese di rendicontazione del Parlamento, ma si è tramutato in un privilegio denunciato dai media di tutta Europa. Il 15 giugno 2005 l’Europarlamento ha finalmente approvato il nuovo Statuto che inserisce il principio del rimborso su presentazione puntuale del giustificativo di spesa. Ma entrerà in vigore solo dal 2009 e con un periodo “transitorio” di due legislature. Nel frattempo il privilegio continua. Basta un rapido confronto per mettere in evidenza il risparmio di tempo e denaro: a 15 giorni dalla partenza, il volo Alitalia, con scalo a Milano, costa 1131.93 euro (tre ore e mezza di volo), mentre le tradizionali rotte di AirFrance via Lione o Nizza costano 700 euro a fronte dei 415 di Lufthansa con arrivo Francoforte e successivo lungo trasferimento in pullman. La combinazione più costosa di Ryanair non supera invece i 210 euro per un’ora e 45 minuti di volo. Ma con due mesi di anticipo già si scende a 130. Nel frattempo, il rimborso business val bene qualche disagio low cost. Anche se i posti non sono assegnati e si sta un po’ stretti, sui voli Rayanair si incontra tutto l’arco parlamentare: Alessandra Mussolini, seduta tra il comunista Marco Rizzo e Marco Pannella, il Ds Nicola Zingaretti, Lilli Gruber tra Roberta Angelilli e Cristina Moscardini di An, Roberto Musacchio e Luisa Morgantini di Rifondazione, il vicepresidente del Parlamento europeo Luigi Cocilovo (Margherita) e Francesco Musotto (Forza Italia) che arriva da Palermo. «Così impiego dieci ore. Quasi, quasi», commenta, «mi converrebbe partire da Cipro o da Malta che hanno voli diretti». Ma guai a parlare di aereo di Stato. All’inizio della legislatura Cirino Pomicino ottenne dalla presidenza del Consiglio un volo privato poi immediatamente soppresso, riparando in fretta alla gaffe dei parlamentari più pagati d’Europa (12 mila euro mensili), trasportati gratis e rimborsati a spese della Ue. Intanto, Ryanair è diventato vettore “ufficiale”, tanto che la città di Strasburgo ha messo a disposizione una navetta che in 40 minuti porta al Parlamento. Anche qui si sta stretti. Alcuni deputati restano in piedi per mancanza di posti. Ma la capienza e la pazienza ha un limite. Così i deputati hanno scritto una lettera di protesta. Chiara Longo Bifano
Scritto il 18/04/07 alle 17:24 | Permalink | Commenti (20) | TrackBack (0)
Europeccati capitali
Strasburgo e Bruxelles: le due sedi dell'Europarlamento obbligano al pendolarismo oltre 3 mila funzionari. E costano 300 milioni. Ecco l'analisi di uno spreco continentale
Sono passate le nove di sera, piove e davanti all'aeroporto di Strasburgo si è formata una fila di uomini e donne. Alcuni hanno volti noti. Non dovrebbero essere qui, ma nell'aula dell'Europarlamento a votare. Oggi però Air France ha avuto una giornataccia. Un aereo guasto a Milano Malpensa, una tempesta di vento su tutta la Francia. Molti voli in ritardo. E non è finita. Non passano autobus e per raggiungere la città bisogna aspettare un taxi. Se ne va un'altra ora. Non perché ci sia tanta gente in coda. Ma perché non ci sono taxi. Basta guardare il numero di matricola: sono gli stessi quattro a fare avanti e indietro. Addio cena. Alle dieci per buona parte dei ristoranti è già tardi e nei pochi ancora aperti il cameriere dice che gli spiace, "ma la cucina sta chiudendo". Alla fine, tra strade deserte e saracinesche abbassate, ci si salva in un pub con caraffa di birra e un piattino di arachidi.
Se il futuro dell'Unione europea è proporzionato alla vitalità della sua capitale, c'è da perdere l'ottimismo. E questa non è nemmeno una delle serate più morte. È la cronaca di una sera qualunque, l'autunno scorso. Una delle 12 volte all'anno a Strasburgo in cui il Parlamento europeo si riunisce in sessione plenaria. Succede una settimana al mese, da gennaio a dicembre. Dalle 15 del lunedì alle 17 del giovedì. Nelle tre settimane senza gli europarlamentari e il loro ampio seguito, la capitale dell'Alsazia è ancor meno capitale. Diventa una tranquilla cittadina di 650 mila abitanti con la sua storia antica e recente. E con una megastruttura ingombrante e costosa di palazzi fantasma. Una cattedrale nel deserto completamente vuota. L'emiciclo da 785 posti, tanti quanti gli eletti nei 27 Stati Ue, più i banchi per assistenti, traduttori, osservatori. Ventuno grandi sale conferenze da 100 e 350 posti. Tredici sale conferenze da 20 e 60 posti con cabine per gli interpreti. Tredici sale conferenze senza cabine per gli interpreti. Le stanze per onorevoli, portaborse, funzionari, traduttori, giornalisti, rappresentanti della Commissione europea e dei governi nazionali: in tutto 2.650 uffici arredati e attrezzati. Più gli impianti tecnici, bar, ristoranti e servizi logistici. Costa cara la suddivisione dell'Europarlamento su tre sedi: Strasburgo (sessioni plenarie), Bruxelles (minisessioni e attività dei gruppi politici), Lussemburgo (gestione amministrativa, segreteria, traduzione degli atti).
Come per ogni seconda casa, buona cosa sarebbe che, via gli inquilini, venissero spente le luci, chiuso il riscaldamento, sbarrate le porte. Ma all'Europarlamento di Strasburgo non si può. Il personale dela sicurezza non abbandona i palazzi. Anche gli addetti alle manutenzioni restano al lavoro. Riscaldamento, illuminazione, computer, reti telematiche devono funzionare alla perfezione quando ritorneranno i parlamentari. Non si può bloccare una sessione plenaria perché le segretarie non riescono a stampare gli atti da votare. Anche perché di ogni atto vanno preparate almeno 785 copie tradotte nelle 22 lingue ufficiali. E lo stesso vale per la gigantesca sede di Bruxelles, la settimana in cui l'assemblea è riunita a Strasburgo. Così le casse dell'Unione europea, cioè i contribuenti, sono costretti a sopportare il doppione. Ma la storia non finisce con le spese di acquisto, affitto e mantenimento dei palazzi. C'è la carovana del ritorno.
Alle 17 del giovedì di plenaria, a Strasburgo ha inizio la smobilitazione. In realtà, grazie al veto di Air France alle concorrenti e alla scarsa redditività della linea, i collegamenti aerei dalla città francese sono così scomodi che molti deputati vanno via prima, a sessione ancora aperta. Concluse le votazioni, i 1.500 assistenti dei parlamentari e dei commissari europei raccolgono i loro documenti nelle casse da viaggio e si preparano a ritornare in Belgio. Lo stesso fanno i 1.745 funzionari dell'Europarlamento inviati da Bruxelles e da Lussemburgo. Più di 3 mila impiegati di vario livello che ogni mese si spostano a spese dell'Unione europea. Con rimborso del viaggio andata e ritorno: di solito, un biglietto di prima classe in treno di 90 euro da moltiplicare per due. Più l'indennità di trasferta. Più vitto e alloggio: un forfait di 160 euro al giorno oppure la copertura piena delle ricevute, secondo il contratto di lavoro oppure l'accordo con il gruppo politico di appartenenza.
Assistenti, funzionari e interpreti si muovono sulle loro gambe. Ma le casse di documenti bisogna portarle. E non è un lavoro da niente. Intanto perché sono 3.400. E pesano 40 chili l'una. Poi ci sono gli armadi, un centinaio: a tre piani perché quelli a quattro si ribaltavano addosso ai facchini. In tutto fanno 200 tonnellate di carta. Più altro materiale, come le divise degli usceri. Casse e armadi vengono caricati su 20 Tir. Il viaggio di 435 chilometri dura sette ore e più, dipende dai cantieri lungo l'autostrada. Tra giovedì notte e sabato il trasloco è completato. Le casse vengono ridistribuite nei corridoi sui quindici piani della sede di Bruxelles, ciascuna davanti al rispettivo ufficio in base alla targa di identificazione su fianchi e coperchio. E il lunedì mattina l'archivio è di nuovo a disposizione di parlamentari e funzionari. Fino al successivo giovedì che precede la sessione a Strasburgo. Allora l'operazione viene ripetuta al contrario. Ventiquattro volte l'anno tra andata e ritorno. Centoventi volte nei cinque anni di legislatura: fanno oltre un milione di euro di spese di trasporto. Con il ping-pong di settembre che ha sempre due sessioni. Perché bisogna recuperare la pausa d'agosto. Così venerdì 31 agosto 2007 i camion ripartiranno da Bruxelles carichi di casse e armadi per la sessione plenaria di lunedì 3 settembre a Strasburgo. Venerdì 7 ripoteranno tutto a Bruxelles. Venerdì 21 ripoteranno tutto a Strasburgo. Venerdì 28 riporteranno tutto a Bruxelles. Secondo un calendario approvato dai parlamentari ogni autunno per l'anno successivo.
Le casse sono le protagoniste di gag e disguidi in questa transumanza in doppio petto. A volte finiscono all'ufficio sbagliato. E hai voglia a ritrovarle tra 2.650 possibili destinatari. Così comincia la caccia al tesoro. Quasi sempre con e-mail via intranet: "Per favore, qualcuno ha visto la cassa numero...?". Un tempo erano di ferro, con spigoli affilati. Ed erano la causa principale di infortuni sul lavoro tra i parlamentari e il loro seguito: botte alle caviglie, tagli ai polpacci, senza contare collant e pantaloni strappati. Adesso sono di plastica con forme arrotondate. E il massimo della loro pericolosità è quello di nascondersi tra scrivanie e scaffali e fare lo sgambetto al primo onorevole distratto. Nemmeno la sostituzione delle casse è stata indolore per il budget europarlamentare. Le 'cantines', come le chiamano gli assistenti, hanno un design studiato apposta e sono costate 830 mila euro: 244 euro l'una. E siccome il design è speciale, il Parlamento ha dovuto comprare 800 cariole speciali per trasportarle nei corridoi.
Il 29 marzo nella minisessione di Bruxelles, l'Europarlamento presieduto dal tedesco Hans-Gert Pöttering ha approvato le linee guida del bilancio 2008. Con un passaggio che rischia di aprire contrasti tanto duri quanto quelli che hanno accompagnato la bocciatura della Costituzione europea. "Il Parlamento è particolarmente preoccupato per il costo dovuto alla dispersione geografica, in particolare per il numero di missioni intraprese dal personale nelle tre sedi di lavoro", è scritto nelle linee guida, "ed esaminerà la possibilità di razionalizzarle meglio".
Escludendo gli assistenti parlamentari, soltanto per il funzionamento amministrativo dell'Europarlamento nel 2005 sono stati pagati 71.369 giorni di trasferta fra le tre sedi. L'andata e ritorno tra Bruxelles e Strasburgo fa perdere due mezze giornate di viaggio. Cioè un giorno di lavoro, moltiplicato per dodici volte l'anno, moltiplicato per più di tremila dipendenti, che ai contribuenti costano tre volte: perché vengono pagate le ore di servizio, l'indennità di missione e le spese del treno. Ma quanto fa tutto questo in soldoni? L'argomento è finora tabù. Gli europeisti temono di dar voce agli euroscettici. E di irritare la potente lobby parlamentare francese. Soltanto una volta nella giovane storia dell'Unione europea è stato fatto il calcolo. Con un risultato spaventoso: il 16 per cento del budget totale dell'Europarlamento viene buttato in indennità di trasferta, stipendi di personale in esubero, riscaldamento, affitti e mantenimento di uffici vuoti dovuti alla dispersione geografica delle sedi. La relazione risale al 2002-2003 e porta la firma di Julian Priestley, allora segretario generale dell'Europarlamento. Lo studio di Priestley, senza prendere posizione, rivela tra l'altro che i costi di cinque giorni di sessione a Strasburgo sono il 33 per cento più alti che a Bruxelles. Tutti sanno che la capitale belga sarebbe la soluzione migliore, perché è già sede della Commissione europea ed è meglio collegata al resto d'Europa. Lo conferma un sondaggio informale tra 800 funzionari: 750 hanno votato l'emiciclo e gli uffici di Bruxelles. Ma i primi a non volerlo accettare sono i francesi. Così 78 milioni di euro l'anno se ne vanno per la gestione degli immobili temporaneamente vuoti, 42 nel mantenimento delle reti informatiche inutilizzate, 22 per il pagamento di personale al momento inutile, 18 in indennità di trasferta per i funzionari del Parlamento, 9 in spese varie e 34 milioni come conseguenza del recente allargamento. Il totale è di 203 milioni di euro l'anno soltanto per il funzionamento amministrativo.
La somma non tiene conto cioè dei milioni di euro rimborsati ai parlamentari e ai loro assistenti. E nemmeno dei costi in perdita di efficienza di tremila impiegati costretti a traslocare la loro sede di lavoro due volte al mese. Mettendo tutto insieme, lo spreco salirebbe a 300 milioni di euro l'anno o forse più. Una spesa che potrebbe essere indirizzata ad altri scopi.
Dopo la relazione del segretario generale, però, nessuno ha mai più osato scorporare le cifre dalle varie voci di bilancio su cui sono spalmate. Gli uffici amministrativi del Parlamento si guardano bene dal rivelarle. "Le cifre attuali sono sconosciute", ammette a 'L'espresso' il liberale tedesco Alexander Alvaro, "comprendiamo il valore simbolico di Strasburgo per la pace in Europa. Ma se l'Ue vuole maturare, è importante che elimini sprechi di denaro e di tempo. Strasburgo potrebbe tra l'altro diventare sede delle riunioni del Consiglio europeo, dei governi dell'Unione. Questo darebbe ugualmente alla città una buona esposizione mediatica".
Alvaro è tra i promotori della petizione sul sito www.oneseat.eu: il lungo elenco dei sostenitori va dal ministro liberale svedese Cecilia Malmström alla socialista olandese Edith Mastenbroek. Un'alleanza trasversale che abbraccia anche Verdi inglesi e italiani. In poche settimane la campagna per una sede unica ha raccolto oltre un milione di firme: secondo la Costituzione europea bocciata, un milione di adesioni sarebbe bastato per proporre la questione in Commissione.
La soluzione non è semplice. La sede di Strasburgo è prevista dai Trattati. E per modificare i Trattati serve il voto unanime di tutti gli Stati membri. Compresi Francia e Lussemburgo. Un accordo con il Grand Ducato impone che sul totale del personale dell'Europarlamento almeno la metà sia assegnata alla sede del Lussemburgo. Nel frattempo la Francia potenzia i collegamenti via terra. Come il Tgv che pochi giorni fa è arrivato da Parigi a Strasburgo in 140 minuti toccando i 575 chilometri all'ora. Un record che allontana ancor di più Strasburgo da Bruxelles. Perché tra le due capitali europee i pochissimi treni diretti continuano a viaggiare a velocità italiane: non superano mai gli 80 orari di media.
Scritto il 13/04/07 alle 10:43 | Permalink | Commenti (18) | TrackBack (0)
Tesserina da 50 milioni di euro
Il solito Totò decisamente ben informato ha segnalato a www.speconi.it alcune indicazioni sui costi dell'operazione che ha portato alla nascita della tessera sanitaria siciliana, la card che resuscita anche i morti. Totò ci scrive che il Sistema informativo socio sanitario della Regione Sicilia è stato finanziato con poco meno di 50 milioni di euro. In particolare 38 milioni e mezzo sono serviti per il Sistema, 5 milioni per la rete dei medici di medicina generale e altri 5 milioni e mezzo per il Sax, acronimo musicale che indica i Sistemi avanzati di connettività sociale. Una rapida occhiata nel dedalo dei siti della Regione Sicilia permette di confermare queste cifre. E far aumentare lo stupore per i risultati dell'operazione.
Scritto il 11/04/07 alle 12:02 | Permalink | Commenti (4) | TrackBack (0)
La card resuscita i morti
Questa inchiesta pubblicata nel numero de L'espresso in edicola nasce da una segnalazione spedita il 26 marzo da Totò a www.spreconi. Giuseppe Lo Bianco ha verificato quanto ci ha scritto Totò. Ed ecco il risultato.
L’hanno distribuita ad alcuni milioni di siciliani pescati nel caos anagrafico dai capricci di un computer, la stavano consegnando a 90 mila morti, l’hanno spedita a 21 mila cittadini non residenti in Sicilia e, in molti casi, l’hanno anche inviata due volte, con due lettere di accompagnamento firmate dal governatore Totò Cuffaro. È la “compagna di vita”, come l’ha battezzata lo slogan scelto per lanciare la tessera sanitaria: una card azzurra, plastificata, con gli stemmi dell’Europa, dell’Italia e della Sicilia, nome e cognome e codice fiscale e un microchip sopra la data di scadenza, 24 luglio 2011. Cuffaro l’ha definita una “novità rivoluzionaria’’: doveva servire ai cittadini per eliminare code e alla Regione per monitorare la spesa sanitaria, che in Sicilia è sempre più una voragine. Ma a distanza di un anno si è rivelata solo un’inutile copia del codice fiscale. Non è servita nemmeno per sostituire il vecchio libretto sanitario. Insomma, un inutile pezzo di plastica, con risvolti di umorismo tragico degni di un’opera di Gogol.
L’ennesimo progetto-fantasma della sanità isolana parte alla fine del 2005, quando sull’onda dei piani di e-government, nasce “Sicilia e-innovazione”: una società a capitale regionale per armonizzare e gestire tutti i progetti informatici della Regione. Gli obiettivi sono ambiziosi: si parla di cablaggio, banda larga, sportelli unici e reti civiche. La società poi mette su famiglia e genera un gruppo: “Sicilia e-Sanità”, “Sicilia e-servizi” e infine “Sicilia e-reti”, che vanno in liquidazione dopo l’entrata in vigore del decreto Bersani sulle liberalizzazioni e sul divieto di affidamenti diretti da parte della pubblica amministrazione.
Si fa in tempo, però, a stringere un accordo strategico con “Lombardia informatica”, una società pubblica partecipata dalla Regione guidata da Roberto Formigoni, che ha il suo centro di calcolo in Val d’Aosta e che entra con il 30 per cento nell’iniziativa palermitana. Grazie all’asse con Milano si parte: la tessera stampata in 4.800.000 esemplari viene presentata nel marzo 2006. Ha un microchip che, si dice, garantirà una serie di servizi, «sia in ambito pubblico che privato, il cui limite», è scritto nel comunicato stampa, «è soltanto la fantasia». Ma il progetto rivoluzionario non ha fatto i conti con l’anagrafe siciliana, e con quella sanitaria in particolare.
In Sicilia, dove l’informatizzazione delle reti è all’anno zero, le anagrafi non dialogano generando il caos totale. Ben 400 mila tessere vengono stampate con dati sbagliati e mandate direttamente al macero. Altre decine di migliaia sono spedite per errore. Accade infatti che i piccoli comuni, dove gli impiegati lavorano ancora a mano, comunicano solo dopo anni (o non li comunicano affatto) i nomi dei morti alla Regione per la cancellazione degli assistiti. Con il risultato che i medici di famiglia, in buona e in cattiva fede, continuano a percepire le indennità. Dopo avere inghiottito i dati, dunque, il cervellone stava per spedire la preziosa carta plastificata a oltre 90 mila morti. Le “tessere ai defunti” vengono fermate all’ultimo momento. Nulla invece ferma il decollo della Cuffaro Card verso il resto della Penisola: perché oltre ai decessi, il computer ignora anche i traslochi e spedisce il tutto anche ai non più residenti. In 21 mila se la sono trovata nella casella della posta, pur non avendo più diritto ai servizi pagati dalla Sicilia.
In questo caso, la colpa sarebbe però dell’Agenzia delle entrate, che ha fornito i dati delle dichiarazioni dei redditi aggiornati all’anno precedente.Tra gli aventi diritto, invece, molti non l’hanno ricevuta. Mentre non mancano i doppioni. «Ho ricevuto due tessere e, purtroppo, anche due lettere di Cuffaro», racconta Renato Costa, leader della Cgil medici: «Il mio nome è stato inserito nella banca dati in due modi diversi. E come me, due volte l’hanno ricevuta numerose altre persone. Che senso ha avviare un’operazione simile senza prima riordinare l’anagrafe sanitaria, rendendola affidabile? Soprattutto, come si può pensare di garantire questo servizio ai cittadini se l’interfaccia naturale della tessera, gli ospedali e i pronto soccorso, non hanno i terminali informatici per inserire sulla carta le prestazioni?».
Oggi la tessera non serve sostanzialmente a nulla. Chi l’ha presentata in un ospedale francese per caricare i costi sull’amministrazione regionale ha ricevuto come risposta una risata ed è stato obbligato a pagare. E chi pensava di sostituire il vecchio libretto sanitario ha dovuto cambiare idea. Adesso è tutto fermo. Restano le società regionali, dalle quali sono usciti i lombardi, con le partnership, i dirigenti, le assunzioni, i contratti di forniture: tutto in attesa di un provvedimento della giunta regionale che superi l’impasse imposto dal decreto Bersani.
Costo dell’operazione? Cifre non ce ne sono, all’assessorato siciliano al Bilancio, che gestisce l’affaire dopo avere di fatto esautorato la Sanità, si parla di “alcuni milioni di euro’’. «Cuffaro dovrebbe scrivere una lettera ai siciliani per chiedere scusa per una sanità che, più che offrire servizi per tutti, sembra garantire affari per pochi», dichiara Antonello Cracolici, capogruppo ds all’assemblea siciliana: «L’informatica garantisce trasparenza, l’assenza mantiene il caos, dove è più facile fare affari. Questa, senza giri di parole, è una truffa».
E i compensi pagati dalla Regione ai medici di famiglia per i 90 mila assistiti deceduti? L’accordo con la Federmedici prevede che il denaro percepito indebitamente dai sanitari venga detratto dalle future indennità, senza interessi. n
Scritto il 06/04/07 alle 14:37 | Permalink | Commenti (18) | TrackBack (0)
Elicotteri d'oro
Sembra che l'Italia stia per mandare in Afghanistan una squadriglia di elicotteri da combattimento Mangusta. Non entriamo nel merito della decisione, ma vogliamo fornire una cifra sui costi di questo velivolo. Nel 2006 per i Mangusta c'è stata una spesa straordinaria di 2.480.000 euro. Si è trattato di pezzi di ricambio e manutenzione extra destinati soprattutto ai 3 elicotteri schierati in Iraq. Tutti i contratti sono stati affidati con trattative private: nessuna gara d'appalto, nessuna possibilità di ridurre i prezzi. Il peccato originale nel rapporto tra le aziende statali, come l'Agusta, e le forze armate fa sì che non ci sia competizione tra progetti e non esista poi alternativa per i ricambi. Insomma, contratti senza mercato che si trasformano in affari d'oro per il produttore. Spesso senza trasparenza: nessuno è in grado di dire quanto siano costati al contribuente i 60 Mangusta acquistati dall'Esercito.
Scritto il 03/04/07 alle 18:29 | Permalink | Commenti (28) | TrackBack (0)
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