Giovedì 21 dicembre, mentre Mario Landolfi criticava il comportamento del Tg1 sulla diffusione delle intercettazioni di Silvio Berlusconi, i carabinieri arrestavano l'ex capo della sua segreteria personale al ministero. Cosimo Chianese, imprenditore di Mondragone, città natale e feudo elettorale di Landolfi, è da sempre uno dei più stretti collaboratori del parlamentare di An. Chianese è accusato di associazione per delinquere finalizzata alla truffa: assieme al fratello e ad altri familiari avrebbe ottenuto 250 mila euro di finanziamenti pubblici per realizzare dei corsi di formazione professionale mai eseguiti. Una vicenda con un corollario surreale. Scrive il giudice nell'ordine di cattura: «Chianese utilizzava il telefono cellulare intestato al ministero delle Comunicazioni, nella sua disponibilità quale segretario particolare del ministro (Mario Landolfi, appunto) per intrattenere lunghe telefonate con i congiunti al fine di consentire loro l'autoricarica''. Per il gip l'episodio testimonia ''la propensione di Chianese all'approfittamento delle pubbliche risorse''. Ed è singolare notare come i tabulati sui viaggi dei ministri a bordo di motovedette della Guardia di Finanza mostrino Chianese con il ministro in una missione sulla rotta Napoli-Capri...
Da un mese Landolfi è anche sotto inchiesta anche con un'accusa molto più grave: corruzione con l'aggravante di avere agevolato un clan camorristico locale. Saranno i magistrati a stabilire la rilevanza delle ipotesi penali. Ma resta una questione etica e politica. La carica di presidente della commissione di vigilanza sulla Rai, con un ruolo istituzionale così importante in questa stagione, può essere affidata a un personaggio che, quanto meno, non ha saputo vigilare sui suoi più stretti collaboratori?
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Iscritto da 03/2007
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« novembre 2007 | Principale | gennaio 2008 »
Quella della Regione Campania di sicuro è una macchina complessa, che svolge molte funzioni ma che ha anche accumulato debiti mostruosi. Per questo in una stagione di tagli ai bilanci pubblici non può non sorprendere la notizia del nuovo appalto per l'acquisto di cellulari deciso dalla giunta guidata da Antonio Bassolino. Sorprende soprattutto il numero di nuovi telefonini previsti dal capitolato: ben settecento. Che dovrebbero andare agli assessori, ai dirigenti e al personale con particolari esigenze di reperibilità. C'è bisogno di così tante persone sempre reperibili tramite cellulare? Il numero appare alto. Così come la spesa ipotizzata per la telefonia mobile: 116 mila euro in un anno. Il fatto che alcuni di questi apparati, come specifica il capitolato d'appalto, siano definiti "modello top con lettore mp3" o che l'elenco includa 60 apparati Blackberry con tanto di navigatore Gps diventa quasi secondario. Tutti questi navigatori Gps andranno alla Protezione civile o qualcuno diventerà un gadget per notabili a spese del contribuente?
Le due ragazze morte nell'ospedale di Vibo Valentia dovrebbero costringere questo paese a vergognarsi. Federica Monteleone ed Eva Ruscio sono state assassinate dalla mafia peggiore, quella che si nutre dello spreco di denaro pubblico e uccide anche il futuro del nostro paese. Tutte le istituzioni sono responsabili di quello che è accaduto a Vibo Valentia. Perchè dopo la morte della prima sedicenne tutti sapevano che quell'ospedale era un mattatoio. Dopo l'inspiegabile fine di Federica Monteleone, avvenuta nello scorso gennaio, la Commissione d'inchiesta del Senato ha ispezionato il nosocomio, con un verdetto choc: bisogna chiuderlo subito, perchè è fuori da ogni regola. Inutile cercare di risanarlo o ristrutturarlo: sarebbero soldi buttati via. L'unica strada, scrissero i senatori, è trasferire subito i malati sotto le tende di un ospedale da campo, dove verrebbero curati meglio che in quelle corsie. Anche dopo la morte della prima sedicenne, a Vibo era tutto fuori dalla legge: sale operatorie obsolete, nessuna garanzia contro le infezioni, nido in abbandono, bagni che danno sulle cucine. Nessuno dei dirigenti della Asl sapeva quanti fossero i posti letto disponibili. Ma dopo la morte di Federica milioni di euro sono stati buttati via per una struttura che andrebbe abbattuta. Un esempio? È stata acquistata una Tac ultimo modello, piazzata in sale vetuste con corridoi così stretti dove nemmeno le barelle riescono a passare. L'unica cosa che abbondavano erano gli infermieri: il Senato ne ha censiti 426 per 300 pazienti. Tutte cose pubblicate da L'espresso nello scorso maggio. Tutto qui? No. L'Alto commissariato per la lotta alla corruzione ha scritto in un rapporto che la Asl di Vibo Valentia è nelle mani della 'ndrangheta. E che in quell'ospedale ci sono infermieri pregiudicati che andavano in corsia con la pistola sotto il camice.
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