Sotto-passo e sovra-prezzo. Così i metodi finanziari più moderni, nati per realizzare opere pubbliche trasparenti e senza ritardi, sembrano essere diventati lo strumento per riproporre vecchi vizi. Come quello dei costi per i cantieri che lievitano di anno in anno, fino a sfiorare il raddoppio. La lezione arriva da Firenze, che ha scelto il project financing per una serie di interventi destinati a cambiare il volto della città. Tra queste il sottopasso di viale Strozzi pare destinato a diventare un monumento allo spreco. I costi sono passati da 5 milioni previsti ad oltre 8, tutti a carico del Comune.
Secondo gli inquirenti, le spese in molti casi sono state gonfiate ad arte. La Guardia di Finanza, per esempio, ha calcolato che per il sottopasso sono state utilizzati 2.416 metri quadrati di pietra pregiata ma ne sono state fatturate al Comune 2.792. Stessa moltiplicazione virtuale per i cubetti di porfido. Così si arriva a un sovra-prezzo di 3 milioni 187 mila: oltre il 60% in più rispetto al contratto.
Le Fiamme Gialle hanno segnalato questa e altre opere urbane alla Corte dei conti, sostenendo che quei soldi in più non andassero pagati: una responsabilità che ricadrebbe soprattutto sull'architetto Gaetano De Benedetto, numero uno della direzione urbanistica del Comune, ma che in seconda istanza coinvolgerebbe tutta la giunta di Palazzo Vecchio, sindaco incluso, accusata di avere pagato i milioni extra senza vigilare. Adesso scende in campo anche la Procura, che indaga sul sottopasso per il reato di truffa: quattro persone sono sotto inchiesta, tra loro l'ingegnere che presiede Firenze Mobilità, designato dal colosso delle costruzioni Baldassini-Tognozzi-Pontello e che ha un ruolo in tutte le nuove iniziative urbanistiche cittadine.
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febbraio 2008
Sottopasso e sovraprezzo, così a Firenze si gonfiano i costi
Scritto il 29/02/08 alle 18:09 | Permalink | Commenti (25) | TrackBack (0)
I mezzi fantasma della differenziata di Napoli
È uno scandalo nello scandalo, che nessuno riesce a spiegare. Un'enigma partenopeo, la cui soluzione è sepolta da montagne di spazzatura e malaffare. Nel 2000 in Campania sono stati spesi ottanta milioni di euro per acquistare mezzi destinati alla raccolta differenziata: strumenti fondamentali per sconfiggere il mal di rifiuti che già allora aggrediva la regione. Questa armata di camion compattatori e veicoli speciali però è letteralmente sparita nel nulla: non si riesce a capire dove siano finiti i mezzi. Forse sono stati sabotati e distrutti. Forse sono stati consegnati alle aziende private a cui è stata appaltata la gestione della nettezza urbana in provincia grazie al famigerato sistema dei "consorzi di bonifica". Forse sono stati sottratti e vengono utilizzati con profitto dalle ditte campane che tengono lindi molti comuni del resto d'Italia. Ma di sicuro non compiono la missione strategica a cui erano assegnati.
Dei mezzi fantasma si discute dal 2004: risale ad allora la prima denuncia del Commissario Catenacci sul mistero napoletano. Dopo soli quattro anni la flotta degli ottanta milioni era già svanita. Catenacci spiegò alla Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti: «Ho la sensazione che molti di quei veicoli non siano mai stati usati, che abbiano preso una strada sbagliata«. Nemmeno il prefetto Bertolaso ha risolto il giallo: eppure non è semplice dissolvere tanti veicoli tutti insieme. Adesso c'è una triplice inchiesta in corso. Indagano procura, ispettori della Protezione civile e 007 del Tesoro: basteranno per ricostruire la rotta dei camion? Finora ci è sembrato di rivedere quella scena dell'adattamento cinematografico de "La pelle" di Curzio Malaparte: un carro armato americano che nel 1943 viene portato in un cortile di Napoli e fatto sparire in un lampo smontandolo fino all'ultimo bullone. Che anche i compattatori della differenziata abbiano subìto la stessa sorte?
Scritto il 25/02/08 alle 19:15 | Permalink | Commenti (14) | TrackBack (0)
Udeur, dalla Giustizia agli arresti in tre regioni
E tre. Esponenti chiave dell'Udeur finiscono sotto inchiesta per gravi reati anche in una terza regione. Dopo Lazio e Campania, adesso tocca alla Calabria. Pasquale Tripodi, assessore regionale al Turismo, è stato arrestato dai carabinieri per associazione mafiosa.
Esattamente un anno fa, la copertina de L'espresso era dedicata alla "Cupola delle tangenti" della Regione Lazio. Descriveva anche le indagini sul primo leader del partito di Clemente Mastella finito nei guai: Marco Verzaschi. Verzaschi, ex assessore alla sanità del Lazio con la giunta Storace e sottosegretario alla Difesa del governo Prodi, all'epoca era accusato da Lady Asl, protagonista del più incredibile scandalo negli appalti sanitari del Lazio, per una mazzetta da 200 mila euro. A dicembre un secondo imprenditore ha chiamato in causa Verzaschi, descrivendo la consegna di altri 200 mila euro: in questo caso il denaro sarebbe stato addirittura estorto.
Verzaschi si è dimesso a dicembre, alla vigilia dell'arresto, respingendo le accuse. Il Tribunale della Libertà ha poi revocato la custodia domiciliare, riconoscendo però la validità del quadro accusatorio. Dopo il Lazio è stata la volta dell'Udeur campano, con l'arresto di due assessori e di Sandra Lonardo Mastella, presidente del consiglio regionale e moglie del ministro. Ma prima ancora c'era stata l'inchiesta per camorra contro Vittorio Insigne, consigliere regionale Udeur, processato e assolto in primo grado per i rapporti con i boss dei casalesi.
La presunzione di innocenza vale fino a sentenza definitiva. Ma l'elenco delle indagini contro esponenti Udeur mette in una luce singolare la scelta che venne fatta nella formazione del governo Prodi. Mastella alla Giustizia, Verzaschi sottosegretario alla Difesa con delega ai carabinieri ossia al corpo che ha condotto tutte le indagini sul partito del Campanile.
Scritto il 13/02/08 alle 11:29 | Permalink | Commenti (43) | TrackBack (0)
Il giudice: Bassolino sapeva di agire fuori dalla legge
Nel giorno dell'avviso di garanzia da parte della procura di Santa Maria Capua Vetere, Clemente Mastella si è dimesso dalla carica di ministro della Giustizia. Ma in quell'inchiesta un protagonista non minore è anche Antonio Bassolino. Che resta saldo sulla poltrona di governatore della Campania. I magistrati capuani accusano Bassolino di abuso in atti d'ufficio, per avere accettato la rimozione arbitraria del commissario di un ente regionale e la sua sostituzione con l'uomo designato dall'Udeur. In pratica, si è sottomesso alle pressioni dell'Udeur violando la legge.
Al momento dell'invito a comparire, nello scorso novembre, Bassolino non si è presentato davanti ai pm. Ha scelto di tacere e avvalersi della facoltà di non rispondere: un suo diritto, anche se politicamente forse criticabile. E ha mandato una memoria difensiva in cui sostanzialmente dichiarava di essersi limitato a firmare il documento preparato dai suoi tecnici. Ma questa difesa appare smentita dalle intercettazioni, che hanno registrato le manovre dell'Udeur e la disponibilità di Bassolino a trovare un accordo. Un esempio? L'assessore Udeur Luigi Nocera viene registrato mentre descrive l'incontro con Bassolino: «Allora lui ha chiamato davanti a me Andrea Cozzolino (assessore ds che sul suo sito si definisce "delfino" del governatore, ndr) e ha detto: "Fai la verifica per il commissariamento, anche se non è al 100 per cento mi assumo la responsabilità di fare il decreto"»
La ricostruzione è stata accolta e confermata ora anche dal gip di Napoli, Anna Laura Alfano, che ha definito «granitico» il quadro indiziario. Scrive il giudice: «Il governatore Antonio Bassolino, tuttavia, assume la responsabilità di firmare il decreto anche nel caso in cui, tale determinazione, non dovesse annoverare tutti i criteri di regolarità previsti». E ancora: «C'è una chiara, consapevole volontà di operare in modo difforme da quanto previsto dalle leggi, pur di porre rimedio a una situazione improvvisamente critica». Queste valutazioni finora sono state condivise da due procure (Napoli e Santa Maria Capua Vetere), due giudici per le indagini preliminari e un Tribunale della Libertà. La presunzione di innocenza vale fino alla sentenza definitiva. Ma forse ci sono già elementi sufficienti per chiedersi se la posizione di Bassolino sia compatibile con quei principi che il Partito Democratico dichiara di volere sostenere. O no?
Scritto il 08/02/08 alle 15:50 | Permalink | Commenti (50) | TrackBack (0)
L'ospedale che regala milioni ai fornitori
Un ospedale che regala soldi. L'incredibile diventa realtà nella sanità romana, feudo di scandali antichi. Ma la notizia che il San Giovanni avrebbe riconosciuto ai fornitori 5 milioni e 700 mila euro più del dovuto, pare destinata a segnare una nuova frontiera dell'Italia sprecona. Dal 2002 al 2006, l'azienda pubblica avrebbe continuato a pagare molto più di quanto previsto dagli appalti, arricchendo le due ditte che fornivano pasti e servizio lavanderia. Adesso il direttore generale sta cercando di fermare i fondi stanziati per il 2005-6 e studiando un modo per recuperare i tre milioni di troppo versati negli anni precedenti. La colpa? È del computer, di un sistema informatico così generoso da regalare pacchi di euro: un virus nel software avrebbe cominciato a buttare via i soldi. Dopo il millenium bug, ecco il "magna-magna bug" che elargisce denaro a go-go: un'infezione ospedaliera che contagia il database e toglie al pubblico per arricchiere il privato. Che dire? La versione ufficiale è difficile da digerire. Anche perché a scoprire la moltiplicazione dei piatti e dei lenzuoli non sono stati gli organismi di controllo della Asl o quelli della Regione, ma la commissione d'inchiesta del Senato. Nessuno si era accorto dei 5 milioni e 700 mila euro, forse perché sono una cifra infima rispetto al deficit mostruoso della sanità laziale, nato con le giunte di destra guidate da Francesco Storace e sopravvissuto ai piani di rientro evocati dal centrosinistra di Piero Marrazzo: 1.880 milioni nel 2006, un miliardo nel 2007 mentre per il 2008 si spera di contenerlo in mezzo miliardo di euro. Cosa volete che siano 5,7 milioni di euro rispetto a questa voragine?
SEGNALATE I CASI DI SPRECO NELLA SANITA' PUBBLICA DI CUI SIETE STATI TESTIMONI
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LA REPLICA DELL'AZIENDA OSPEDALIERA SAN GIOVANNI-ADDOLORATA
Chi ironizza su fatti di una certa rilevanza causati per gestioni passate dovrebbe approfondire i termini della vicenda evitando di insinuare il coinvolgimento della gestione ospedaliera corrente su pagamenti effettuati per gli anni 2002 – 2003 – 2004 per forniture di pasti e di servizi di lavanderia.
E’ bene evidenziare che:
1.non sono stati pagati dall’Azienda ospedaliera San Giovanni – Addolorata gli importi per gli anni 2005 – 2006
2.non sono stati pagati, pertanto, euro 5.700.000 alle ditte fornitrici
3.l’Azienda ospedaliera San Giovanni – Addolorata ha pagato per gli anni 2002 – 2003 – 2004 importi superiori a quanto dovuto per errori di conteggi delle giornate di degenza per gli anni interessati per totale euro 3.096.086,00
4.la Direzione Generale dell’Azienda ospedaliera San Giovanni – Addolorata, al termine dell’indagine sui dati contabili, ha dato mandato al proprio legale, fin dal mese di giugno 2007, di procedere al recupero coattivo di tale somma
5.non è esatto, quindi, che sia stata la Commissione d’inchiesta del Senato ad evidenziare gli errori sul conteggio avendo la Commissione stessa richiesto all’Azienda notizie in proposito soltanto il 3 ottobre 2007.
E’, quindi, proprio per i controlli che sono stati avviati per la politica sanitaria voluta dalla Giunta Regionale Marrazzo di far emergere le ragioni del disavanzo delle passate gestioni che l’Azienda ospedaliera San Giovanni – Addolorata ha proceduto ad effettuare controlli incrociati con i risultati evidenziati.
La notizia apparsa sul blog intitolata: “L’ospedale che regala milioni ai fornitori” forse era meglio intitolarla “L’ospedale regalava milioni ai fornitori”.
L'ufficio stampa
azienda ospedaliera San Giovanni-Addolorata
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Prendiamo atto della replica. Che ci sorprende, perchè non corregge praticamente nulla. I lettori possono confrontare il testo di WWW.SPRECONI.IT con la nota dell'ufficio stampa dell'azienda ospedaliera.
Punti 1 e 2: Abbiamo scritto riconosciuti 5.700.000 e non pagati. E abbiamo scritto che l'Azienda sta cercando un modo per fermare i pagamenti.
Punto 3 e 4: È quello che abbiamo scritto.
Punto 5: Questa è una precisazione di cui prendiamo atto volentieri.
Quindi l'errore nel pagamento di oltre 3 milioni di euro e nel riconoscimento indebito di altri due milioni di euro è stato scoperto a giugno dai controlli avviati per la politica sanitaria della giunta Marrazzo. E già a giugno 2007 sono state avviate azioni legali per cercare di recuperare i soldi buttati. Senza ironia, riconosciamo che si tratta di un'ottima notizia.
Resta però un dubbio profondo. Perché la notizia del buco milionario è stata tenuta nascosta fino all'intervento della Commissione d'inchiesta del Senato? È questa la politica di trasparenza della giunta regionale?
E, soprattutto, se le azioni legali risalgono a giugno 2007, allora speriamo siano state individuate delle responsabilità personali o politiche per i milioni buttati via. La regione ha effettuato azioni legali - penali, civili o disciplinari - nei confronti dei responsabili? O sette mesi non sono stati ancora sufficienti per capire come sia stato possibile regalare - tra soldi versati e pagamenti riconosciuti - oltre cinque milioni di euro.
Saremo felici di annunciare ai lettori tutte le iniziative intraprese in questo senso dalla giunta regionale del Lazio.
Scritto il 04/02/08 alle 17:54 | Permalink | Commenti (16) | TrackBack (0)
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