Un palazzo di zucchero, il più goloso degli affari. Perché solo ora si scopre che l'Università di Genova nel 2001 ha comprato un
edificio pagandolo una cifra insensata: il doppio esatto di quanto solo sette mesi prima aveva speso l'immobiliare che poi lo ha rifilato all'ateneo. Stiamo parlando dell'ex Palazzo Eridania che oggi ospita la facoltà di Scienza della formazione. Dopo sette anni la procura ha aperto un'inchiesta: il reato ipotizzato è la truffa. L'ateneo ha pagato 30,8 miliardi di lire, più altri cinque di ristrutturazione, nel marzo 2001 per un immobilie che a settembre 2000 l'Eridania aveva dato via per 17 miliardi e mezzo. Non solo. Nella stessa operazione l'università cedette in permuta un palazzo in una delle aree di maggior pregio di Genova: quattro piani e novanta vani, valutati 2,4 miliardi di lire. In questo caso, invece, la stima sarebbe stata fatta al ribasso e l'immobile praticamente svenduto. Non c'è che dire: le menti di questa compravendita sono state geniali. Hanno ceduto in saldo e acquistato a peso d'oro, tanto si trattava di denaro dei cittadini. A beneficiare di questo spreco di fondi pubblici è stata una misteriosa immobiliare, la Cave di Yarm. Secondo il "Secolo XIX" risulta intestata a un geometra, poco noto ma molto attivo in tutte le grandi transazioni condotte con enti pubblici in quella stagione. Ora c'è da sperare che la procura capisca cosa è successo: se i vertici dell'ateneo sono stati collusi o semplicemente stolti. Il rettore dell'epoca era Sandro Pontremoli. A denunciare invece le anomalie del caso è stato il successore Gaetano Bignardi. Ma nei conti dell'ateneo adesso si sta materializzando una voragine, in continua espansione: un buco di decine di milioni di euro. Legato soprattutto a queste disastrose attività immobiliari.
« ottobre 2008 | Principale | dicembre 2008 »
novembre 2008
marzo 2010
| lun | mar | mer | gio | ven | sab | dom |
|---|---|---|---|---|---|---|
| 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 |
| 8 | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 |
| 15 | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 |
| 22 | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 |
| 29 | 30 | 31 |
L'emigrazione è una piaga storica dell'Italia meridionale. Sarà forse per questo retaggio culturale che il Consiglio regionale della Campania ha mantenuto una strana abitudine: quella del pendolarismo. Oggi 41 consiglieri su 60 abitano fuori Napoli. A parte i dubbi sulla loro assidua presenza ai lavori del "parlamento regionale", resta un problema molto più venale: quello dei rimborsi, che trasforma il fenomeno della mobilità politica nello scandalo dei "pendolari d'oro". Almeno 41 fuorisede percepiscono ricchi rimborsi extra: ogni anno fino a 370 mila euro. I dati di ottobre 2008 sono impressionanti. Il più lontano è Francesco Brusco, del Mpa di Lombardo: 2978 euro di rimborso mensile. Dichiara di venire ogni volta da Vibonati, nel cuore del Cilento, al confine tra Campania, Calabria e Basilicata. Luca Colasanto del Nuovo Psi ottiene il risarcimento di 2935 euro al mese, dichiarando un tran tran di 296 chilometri tra casa e pubblico ufficio. Poi ci sono Fernando Errico dell'Udeur con 2440 euro, Donato Pica del Pd con 2207, Vittorio Insigne (processato e assolto in primo grado per i rapporti con i casalesi), ex Udeur ora gruppo misto con 1478. E Gerardo Rosania di Rifondazione, per esempio, ne ottiene 1068 per non fermarsi a Eboli. Tutto ciò per partecipare a 18 riunioni mensili del consiglio. Dopo le inchieste del Mattino, la procura di Napoli ha aperto un'indagine: il reato ipotizzato è truffa. Il governatore Antonio Bassolino e il presidente Sandra Lonardo Mastella hanno chiesto ai loro consiglieri di evitare spese inutili in un momento di recessione. Loro non hanno rimborsi: usano le 30 auto blu con autista in dotazione alla Regione.
Da portaborse a dipendenti regionali, unico merito la fedeltà al politico che li ha designati. Da uomini di partito a funzionari delle istituzioni, con stipendio garantito fino alla pensione: senza concorso, senza dovere dimostrare qualifiche, titoli o professionalità. Vizio antico che ha trasformato molte pubbliche amministrazioni in serbatoi di nulla o pocofacenti, esperti soprattutto nel decifrare il celebre manuale Cencelli delle spartizioni. Adesso alla vigilia delle elezioni anche in Abruzzo si è scatenata la corsa a far assumere i portaborse dalla Regione. Un premio fedeltà che trasformerà 70 segretari - ingaggiati dai consiglieri regionali e pagati temporaneamente dall'ente pubblico - in dipendenti stabili. Ovviamente, non si è scelta la via maestra della trasparenza ma è stata escogitata l'ennesima furbata. Un capitoletto all'interno di una maxisanatoria che prevede l'assunzione di mille precari, molti in carico alle Asl: mossa di grande impatto nel pieno della campagna elettorale. L'infornata è stata votata dalla maggioranza di centrosinistra, orfana di Ottaviano Del Turco: nonostante gli arresti che hanno travolto la giunta, la questione morale è rimasta lettera morta. Il primo firmatario sarebbe stato il capogruppo dei Verdi. Ma anche molti esponenti del centrodestra avrebbero sostenuto il provvedimento, sollecitandone l'appprovazione ai colleghi. Il tutto - racconta il "Centro" - , per non ricorrere alla maggioranza qualificata di 21 voti, inserito come emendamento in una legge sulle fogne. Un abbinamento a dir poco suggestivo.
Da ieri c'è un altro parlamentare pregiudicato. La Cassazione ha infatti reso definitiva la condanna per Giulio Camber, esponente di punta della Pdl a Trieste. Il reato, anche se non fa scandalo, è di quelli che dovrebbero demolire l'immagine di un politico e spingerlo alle dimissioni: millantato credito. Avere cioè promesso cose illecite che non poteva realizzare. E cosa aveva promesso? Un intervento parlamentare? No, aveva offerto un bella corruzione. Camber nel 1994 si fece dare cento milioni di lire dalla banca Kreditna che era sull'orlo del fallimento. L'avvocato, all'epoca deputato di Forza Italia, aveva intascato la somma dicendo che gli serviva per «comprare il favore di pubblici ufficiali» negli «ambienti romani» ed evitare il commissariamento dell’istituto di credito. Perché credergli? Oltre che parlamentare, era già stato sottosegretario del governo Amato. Poichè la banca non si è salvata e non c'è prova di mazzette girate a terzi, l'accusa è stata solo di millantato credito.
Ultimi commenti