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I link elencati qui sotto sono quelli che rimandano a Terremoto Irpinia, tana liberatutti per gli ex ministri:

Commenti

Enzo Saldutti

23 novembre 1980:

IL GIORNO DELLO SCIACALLO

Gino Stradari

l'Italia non c'è più, il patto alla base della società ormai si è rotto. Chi paga le tasse e vota questi ladri è un coglione!
Ma chi si può chiamare onesto?
La colpa è della classe politica, maledetti, maledetti!

eccealien

Qui nel bel paese, chi ruba lo fa sempre alla grande, così poi con parte dei soldi di cui si è impossessato potrà pagare avvocati per la sua difesa e mazzette per tutti gli altri; infine dopo anni di procedimenti inutili verrà l'amnistia ed il condono, così un bravo delinquente diventa anche ufficialmente un maggiorente della onorata società. Ma d'altronde se il Cristo pare che l'amore e la carità imponesse specialmente verso i farabutti, noi tutti dobbiamo sforzarci di diventare delinquenti, per ricevere la Sua Santa Grazia: questo è il Cattolicasino, scusate volevo dire il Cattolicesimo, puro. Orate fratres, ademus ad Dominum in plena caritate, quia ista Veritas Sua est!!!

Enzo Saldutti

LO SCEMPIO DI CASTELFRANCI (AV): politici e giunte colpevoli.

Si premette che quanto segue non è assolutamente rivolto alla persona in quanto tale bensì ad un ruolo politico che, per ciò stesso, è di natura pubblica e soggetto quindi alle opinioni del cittadino che ha liberamente investito quella persona di quel ruolo. Sono opinioni e vanno quindi rispettate senza prevaricare nelle risposte ma ragionando con riflessioni legittime, fermo restando che siano a parlare i “fatti accaduti” con documenti ineccepibili in sintonia con la verità, non arzigogolando nei sofismi e nei cavilli pretestuosi. E’ il metodo storico: né più né meno.

Perché il centro antico del borgo non è più esistente? Per volontà scellerata della maggioranza eletta nel giugno 1980. La famigerata questione dibattuta nel consiglio comunale del settembre 1981 riguardò una fantomatica via di collegamento per la quale occorreva eliminare il vecchio abitato lungo la rupe del fiume Calore: in particolare i vicoli Pendino e Cancello declinanti verso il piano dell’Ortora. La seduta principiò alle ore sedici: vi fu il rapporto di un architetto repentinamente impugnato da alcuni cittadini presenti.

La minoranza subito espresse opinione contraria per evitare lo scempio della memoria storica. Il dibattito in quella grigia aula delle adunanze fu quanto mai concitato e a niente valsero le arringhe dei minoritari: il destino del vecchio paese era di già segnato. Si riproduce un brano del discorso che enunciò il consigliere di minoranza Angelo Bocchino: «E’ inconcepibile distruggere il centro antico per costruire strade inutili. Nel prendere visione della bozza m’è venuta in mente la Sicilia. Ritengo quanto segue: la maggioranza s’é affidata a tecnici che intendono risolvere il problema solo da un punto di vista progettuale trascurando i motivi storici, sociali e affettivi. Per questo non sono favorevole». Parole profetiche.

Perché si addivenne a quella turpe volontà? Perché annichilire quelle vestigia di lontana rimembranza? Fu solo bruta ignoranza del Bello? Il terremoto del novembre 1980 causò l’emergenza delle distruzioni incontrollate: ovunque si distruggeva senza discernimento di sorta. Si ricordi l’emergenza progettuale ancora più nefasta perché legalizzata da una legge speciale: la numero 219 del 1981. Si aggiunga la legge numero 187 del 1982 che riduce i poteri delle Soprintendenze a tutela del patrimonio storico e identitario: un capolavoro dietro l’altro. Si giustifica l’argomentare di quella maggioranza dicendo: i cittadini vogliono la comodità. Ebbene: e chi la nega? E allora: si costruisca il nuovo ma non si distrugga il vecchio!

Dicesi altresì che di artistico v’era ben poco da salvare. Ma la questione è un’altra: è questione di ignoranza. Solo di ignoranza? Se fu soltanto bruta ignoranza, rispondiamo: nella tradizione non v’è unicamente il lato estetico; v’e un borgo in cui, proprio per lo spazio raccolto, si corroborano legami arcaici, sentimenti, affetti cari, vicinanze familiari, conoscenze e solidale colloquio tra generazioni: vi pare poco?

In qual maniera alla calamità naturale si congiunge il disastro legalizzato? La legge n° 219 sottrae il 20% dal contributo dei cittadini che intendono ripristinare la vecchia abitazione: ecco la chiave di volta, il ricatto tradotto in legge. Ecco la incontrovertibile responsabilità. Ecco la manna per i famelici amministratori. Poi si promette: ognuno vagheggia e si lascia il luogo natio.
E, così come detto, il destino del borgo antico è segnato: l’intrigo politico, i reboanti proclami della villa signorile, la furberia del contributo conforme al numero di famiglia, l’utopia del paradiso venturo riducono il paese a immagine e somiglianza di periferia urbana per chi lo rivede e poi ne ricorda l’antica bellezza.
Si riconosca per eccezione l’intuizione del Bello o, per non usare parole ridondanti, un recupero intelligente benché non sia tanto l’intelligenza quanto la conoscenza estetica alla base di certe iniziative benemerite. Si pensi ad esempio Rocca san Felice, Nusco, Gesualdo, Sant’Angelo, Guardia, Castelvetere et cetera: identità e bellezze ritrovate.
In alcuni borghi della verde Irpinia, sia per volontà di popolo sia per lungimiranza di autorità culturalmente preparate, sono agli antichi splendori: monumenti, palazzi, castelli, monasteri, conventi, episcopi. Si recupera un gusto estetico concomitante quell’economia turistica che a noi appartiene per natura e costume. L’industria pesante in montagna: stoltezza. Perché Castelfranci, borgo medioevale come il nome stesso racconta, non può rivendicare la sua millenaria tradizione? Perché tanto scempio?
Perchè quel disastro di Baiano? Perché la bruta mania della distruzione?

«Ai disastri indiscriminati della cosiddetta emergenza si sono aggiunti quelli “progettuali” contenuti negli strumenti urbanistici e legalizzati dalla legge speciale numero 219 del 1981…
Fu conseguenza della miopia amministrativa generalizzata: ignorando il valore di quanto esisteva e nell’enfasi del consumo finanziario si annientò un patrimonio storico architettonico di grande valore ambientale. La distruzione avvenuta e la cancellazione di ogni segno della civiltà altirpina penalizzano ancora una volta il rilancio del nostro territorio. La legge 219 ha premiato la distruzione e la ricostruzione ex novo a discapito del recupero e del restauro: si è radicalmente annullato il patrimonio preesistente mediante un incentivo economico. Cioè: tutti quei cittadini che intendevano recuperare o riparare la prima abitazione erano penalizzati con una decurtazione del 20% sul buono contributo rispetto a quelli che demolivano e ricostruivano beneficiando di sovvenzioni per il cosiddetto adeguamento al numero familiare.
Una concezione perversa: infatti, i proprietari di case danneggiate, con un incentivo in denaro, abbandonavano il centro storico sperando in condizioni di vita migliore nelle ville dei cosiddetti piani di zona. E così centri abitati trasferiti in lontananza con aumento abnorme di luoghi urbani.
La legge 187 del 1982, modificando la 219, ridusse ulteriormente i poteri delle Soprintendenze impegnate nella salvaguardia dei beni storici e architettonici: non si poté esprimere vincoli sul patrimonio minore o privato.
In breve: ragioni di ordine politico e amministrativo nonché culturale furono alla base di legislazioni distruttive e di saccheggio per un 20% in più.

Al termine del processo ci ritroviamo una moltiplicazione dei luoghi abitativi, sono stati diroccati i centri storici e costruiti i piani di zona. Cioè: autentiche periferie urbane con l’inevitabile degrado sociale, culturale, identitario».
L’ultimo capolavoro del Legislatore si chiamò: ristrutturazione urbanistica. Cioè: coloro i quali intendevano rimanere nel centro storico ottennero il diritto di farlo pure ampliando superfici edilizie accanto o al di sopra delle proprie particelle. Risultato: in teoria il recupero, in pratica nuova edilizia tra le vecchie tipologie. Si immagini l’obbrobrio. O meglio: lo si osservi.
Di qui l’isolamento alienante dell’uno dall’altro. Si registrano casi di recupero intelligente: Guardia, Rocca san Felice, Gesualdo ecc. «Tranne le poche eccezioni riportate, in tutti gli altri Comuni non risulta definito né quanto rimane del centro antico né quanto si è cominciato ex novo.
Nei luoghi storici rimane il vuoto lasciato dagli edifici trasferiti: sono presenti ruderi e sterpaglie. Nei nuovi: lamiere a destra e a manca, obbrobri di marmo, porte cimiteriali in alluminio. Il recupero di alcuni borghi per fine turistico tra i quali anche Castelvetere dimostra che il medesimo costa meno di una nuova costruzione». La caratteristica di una comunità altro non è che il forte legame all’ambiente raccolto in cui si vive, al suo tempo ciclico, alle stagioni, alle costumanze: è cosmos (ordine) che riunisce gli intenti, accoglie l’armonia, espelle l’emarginazione del singolo. Non v’è posto per la solitudine, l’individualismo apolide, per l’angoscia dello spazio ampliato, smisurato, desolato. La comunità è appartenenza, è come un cerchio sacro dove si è protetti da chi si conosce e si riconosce, dove tutto è sempre identico a se stesso e diverso da ciò che esiste altrove. Ogni comunità possiede una cultura, un patrimonio spirituale proveniente dagli antenati, un luogo determinato. Permane nella distinzione con altre comunità egualmente sacre perché diverse nelle abitudini e nello “spazio”.
Ma quando un evento naturale inatteso sopraggiunge devastando quel cerchio, si è come trasportati nel caos (disordine), nella confusione, nell’indistinto, nell’irriconoscibile, nell’inconoscibile. Il tutto ad immagine e somiglianza delle desolanti periferie urbane: non si conosce e non si riconosce l’appartenenza, la storia di una vita, quella di una cultura amica, di una civiltà comune e condivisa.
E dove sarà mai il genius loci? E lo spazio a misura d’uomo? E la casa dove si nacque? E il vicolo dell’infanzia? E la vita sociale? E gli affetti? Questo accadde negli infausti anni ottanta: si annullò il topos (spazio) chiuso e limitato per dare esistenza allo spazio ampliato, orbo di limiti e confini, privo di “spazio umano”.
Si cancellò il passato, l’antico, la memoria. Nella distruzione del centro storico e nel conseguente degrado etico-estetico l’unico metro di giudizio fu il calcolo: la misura, la grandezza, la quantità, il denaro. Questa è la modernità, il pensiero nichilista, il ridurre al nulla separando ciò che per essenza è unito: uomo e Ambiente, uomo e Comunità, uomo e Spazio, uomo e Bellezza, uomo e Cultura.
V’è in architettura una questione di straordinaria importanza, diremmo “decisiva” per l’uomo: ciò che l’ambiente può causare nei comportamenti sociali. Essa è: il determinismo dello spazio; non è di comprensione difficile e può spiegarla un semplice paragone: si pensi il modo di vivere in una grande periferia urbana e quello in un vicolo di un paesino.
Nel nostro caso: il degrado urbano causa la decadenza morale e sociale. Nel concetto espresso rientrano giocoforza la famelica volontà, l’incapacità, l’ignoranza estetica di chi è deputato al governo della cosa pubblica: non può essere altrimenti. Si Legga A. Verderosa, Distruzione e valorizzazione dei centri in Irpinia, da cui sono tratte le notizie tra virgolette.

alessia

Che maiale , berlusconi viene in Sardegna per scopare e fare orge con minorenni , prostitute, e , ragazzine russe e della repubblica ceca, in Sardegna a villa certosa organizza orge a base di sesso spinto agli estremi con lesbiche , con transessuali, triangoli con due ragazzine insieme che lo fanno godere da pazzo, mentre in italia la crisi inperversa, come la poverta, la disoccupazione, la sanita che non funziona come , la scuola, gli ospedali, i servizi pubblici in generale. nella Regione Autonoma della Sardegna vuol fare costruire 4 centrali nucleari, portare le scorie radioattive, sta ampliando il poligono del Salto del Quirra e di Perdasdefogu dove l'esercito degli Stati Uniti d'America , gli Inglesi , gli Israeliani, i Libici, sparano proiettili all'uranio inpoverito in quelle zone sono nati e morti 14 bambini malformati, e muoiono decine e decine di cilvili e militari per tumore al sistema emolinfatico. Mentre berlusconi fa sesso orale e anale con la ministra MARA CARFAGNA.
Adesso si scopre che i carrarmati della Gloriosa Brigata Sassari che ha dato la vita e sangue per la liberazione dal fascismo e dai nazzisti di stanza a Cagliari e Sassari sono radioattivi i militari Sardi muoiono e si ammalano di tumori, si pensa di tornare al Regno di Sardegna con la Regina Sarda Eleonara di Arborea, o il padre Re Ugone primo, almeno ci trattavano da persone o non da carne da macello.

Giuseppe

epoi magari scopriamo che da qualche parte in qualche tassuccia da niente...ancora paghiamo...

barbara

si mauro ancora mi meraviglio che possano gestire malissimo i soldi dei cittadini e che vi siano norme che gli pemettano di non assumersi le responsabilità.
la rabbia è che il tutto è permesso dalla norme dello stato e noi li votiamo pure.........

venessio

Ma questo Lombardo non è il leader del Autonomia Siciliana? Si autonomia di malgovernare inpunemente.

Elena

C'è qualcuno che può dirmi in quale altro paese "civile" al mondo esiste la prescrizione dei reati. C'è qualche parlamentare che ha a cuore a che questo non avvenga?

brunello05

si sa ome è amministrata la giustizia ora i giudici non fanno il loro mestiere fanno quello di coloro che giudicano.Speriamo che termini la loro carriera,arroganti e venduti

giovanni

Il terremoto dell'Aquila ? Un'altra Irpinia.

maria fasanella

noi non abbiamo mai visto l'avvio dei lavori nella nostra casa (edilizia popolare) che quella sera tenne alla scossa ma ne uscù molto minata.
spero sempre che non succeda niente perchè sono sicura che non verrà mai aggiustata in quest'italia di merda.
Maria Fasanella
San Fele (potenza)

michele

23/11/80 io c'ero,vivevo benino,ero allegro, anche mia madre era piena di speranze dopo una vita vissuta da orfana e con tante rinunce per costruirsi una bella casa, far studiare i propri figli,dirci ogni sera, prima di andare a letto, di tenere a portata di mano gli abiti che se veniva il terremoto dovevamo essere pronti a scappare, memore della sua infanzia, ma non aveva tenuto conto dei magna-magna che ti divorano tutto anche le poche lire per ricostruirti una casa...morale : mamma è morta e la casa è ancora un accumulo di macerie... io sono scappato... e sti stronzi ora sò pure felici e prescritti.

Elena

C'è qualcuno che può dirmi in quale altro paese "civile" al mondo esiste la prescrizione dei reati? Siamo sessanta milioni di italiani, tolti un paio di milioni tra politicanti, parenti e affini, rimaniamo trenta-quaranta milioni. E se incominciassimo a manifestare, senza tregua, sia davanti ai tribunali sia davanti ai vari palazzi dei bottoni, dove abbiamo mandato questi delinquenti di politici, cosa succederebbe? Ma possiamo anche fare un falò con le schede elettorali, quando ci sono le elezioni, non vi pare? L'Italia non è altro che una fogna a cielo aperto dove galleggiano gli stronzi e le stronzate di governo e parlamento, ormai a reti unificate, visto che non c'è opposizione ma connivenza. Che peste li colga!

sirius66

In quel terremoto io c'ero. Non dimenticherò mai la paura , il freddo delle notti all'addiaccio , lo smarrimento di tante e tante persone di tutte le età.....
Ora tutto è passato , ma l'Italia resta un paese a forte rischio sismico.... mi chiedo perchè un bel terremoto prima o poi non dovrebbe colpire anche le ville di certi personaggi....
quel che è certo è che non viene più voglia di essere "buoni" in questo paese...beati quelli che possono scappare via. Non ho detto " onesti", perchè secondo me l'onestà è una qualità che deriva da una fibra morale interna e non va via se ce l'hai.... ho detto proprio "buoni", cioè caritatevoli, disposti a perdonare....se esiste un Dio neppure lui potrà mai perdonare questa razza di parassiti...e quello che rimane è solo una frustrante voglia di giustizia, che arrivi un po' prima di quella divina....

Mirko

Vergogna!
In un paese democratico, non succede questo - Vergogna-

Sono morte migliaia di persone, Vergogna.

Chi sbaglia paga -Vergogna

Il termine GIUSTIZIA ha più un significato??? -vergogna-

Gianfranco

questa è un tipo di giustizia bipartisan dove a rimetterci sono solo gli Italiani che credono ancora nella lealtà politica di chi mandiamo in parlamento.
la politica dovrebbe essere una sorta di competizione a chi fa di più e meglio per il bene del popolo. ma non è così. è sì una gara ma a chi frega di più il prossimo.

Squalotigre1


La crema della crema della vecchia DC- PC ma che ancora adesso vivono nelle viscere del potere.

Sarebbe stata una meraviglia se fosse stato sentenziato il contrario, ma con i pescecani che hanno sbranato e lo fanno ancora la vita dell'Italia, c'è poco da scherzare... Mannino, De Mita, Berlusconi, Napolitano, Bassolino..." DOCET ".

fuckin' italia

spaccare tutto?
occupare parlamento e senato?
mettere il paese a ferro e fuoco?
sequestrare politici e presidenti?

oppure continuare a stare a guardare lo sfacelo che avanza?

italiano, risponditi da solo.

adriano

Viva l'Italia

davide

un'altra occasione per dichiararsi apolide!!!

danela bacchi

la legge e' uguale per tutti ma per alcuni e' più uguale...

Silvana

Un'altra occasione perduta! Ora urge concentrarsi sull'ultimo terremoto. I giornalisti ci hanno fatto vedere abbastanza facendo il loro dovere. Aspetto con ansia le valutazioni del giudice (Rossini?)e spero che questa volta si faccia più in fretta e bene.

cristo si è fermato a empoli

In realtà, l' assoluzione per decorrenza dei termini di tutti gli inquisiti del malaffare relativo ai fondi del terremoto dell' Irpinia è l' atto finale di un iter giudiziario condizionato, se non stabilito, in partenza. La legge 219 fu concepita e finalizzata a trasferire risorse nazionali in un' area in cui l' intero ceto politicante, consociato e colluso, si riprometteva di mettervi le mani. Difatti, a beneficiare degli stanziamenti furono ammessi quasi tutti i Comuni della Campania e della Basilicata; e, in particolare la legge 219 stabiliva che almeno il 50 per cento dei finanziamenti venisse destinato a opere pubbliche, cioè gestito direttamente dai politici. Parecchi dei protagonisti di quella ignominiosa rapina, consumata sulla morte di migliaia di cittadini e sull' interessata complicità omertosa sia degli apparati amministrativi e istituzionali che di gran parte delle cittadinanze campane ebasilicatesi, continuano le loro miserabili carriere politiche, a destra come a sinistra.
Penso che per l'italia non ci sia futuro.Siamo un paese alla deriva dove nulla funziona come dovrebbe ,ma soprattutto mancano punti di riferimento positivi.La politica,la chiesa,la magistratura sono corrotte e amorali.

C0GITOERGOSUM

Prologo vaticinante per i colpevoli dei croolli degli istituti pubblici del terremoto dell'AQUILA.
Cosa aspettiamo: un altra PIAZZALE LORETO?

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