di Vittorio Malagutti
Per la giunta di Letizia Moratti
ormai Zincar è il marchio
di un incubo. Una storiaccia
brutta, su cui ora indaga
anche la Procura di
Milano, scandita da affari sballati, consulenze
agli amici, salti mortali contabili.
Ma ancora non basta, perché adesso si
apre anche un fronte bulgaro
Secondo
quanto “L’espresso” ha potuto accertare,
la società comunale milanese appena travolta
da un crack da 20 milioni, avrebbe
speso decine di migliaia di euro per finanziare
i viaggi in Bulgaria del suo presidente
Vincenzo Giudice, consigliere comunale
del Pdl, accompagnato da una pattuglia
(tre o quattro persone) di consulenti o sedicenti
tali.
Tutti i costi erano a carico delle
disastrate casse della Zincar. Le trasferte,
forse una mezza dozzina in tutto, si sono
svolte tra la fine
del 2007 e i primi mesi
del 2008. La meta
finale era Plovdiv, seconda
città della Bulgaria.
Il fatto è che al momento
non si capisce
bene per quale motivo
la delegazione milanese
abbia fatto la
spola con la Bulgaria.
Il sito Internet
della Zincar accenna
alla “validazione di
un progetto” per una
centrale eolica da costruire
su una montagna
del Paese balcanico.
Ma sembra
difficile che per questo
lavoro si sia mosso,
e più di una volta,
addirittura il presidente della società.
Senza contare che dai primi accertamenti
della Procura risulterebbe che anche
una delegazione bulgara sarebbe approdata
più volte a Milano, con tutte le spese
sempre a carico dell’azienda municipale
milanese. Al Comune di Milano c’è
chi ricorda che nel maggio del 2008 anche
il sindaco Moratti ha fatto visita a
Plovdiv. Era una viaggio ufficiale e in
quell’occasione, si disse all’epoca, vennero
siglati accordi di collaborazione tra le
due amministrazioni per lo sviluppo di
tecnologie destinate alla “messa in sicurezza”
della città bulgara.
Tutta questione di diplomazia, allora?
Gli uomini di Zincar facevano da apripista
al sindaco e alla sua strategia del sorriso
verso gli amici balcanici? Può darsi.
Certo è che l’operazione Plovdiv, rimasta
sin qui un segreto
ben custodito, ha
contribuito ad affossare
i conti dell’azienda comunale. Insieme
a Giudice prendeva abitualmente il
volo per la Bulgaria un codazzo di consulenti,
tutti ben pagati. Il gruppo comprendeva
anche un ottantenne sottufficiale
in pensione dell’esercito, tale Giuseppe
Roselli, che amava presentarsi ai
suoi interlocutori come un generale.
Roselli
è una vecchia conoscenza di Domenico
Scarcella, a sua volta consulente a libro
paga di Zincar. Scarcella, 59 anni, ingegnere,
è un professionista che vanta agganci
importanti nella politica milanese,
ramo Pdl. Siede nel consiglio di amministrazione
dell’Amsa, l’azienda municipale
per la raccolta rifiuti e in passato è stato
amministratore della Metropolitana
milanese. I documenti all’esame della
Procura rivelano che sotto la gestione di
Giudice, cominciata a maggio 2007, Zincar
ha pagato parcelle per decine di migliaia
di euro a Scarcella, che disponeva
di un ufficio tutto suo presso la sede della
società milanese. Un trattamento simile
è stato garantito anche a Calogero Casilli,
un altro dei fortunati partecipanti
alle trasferte a Plovdiv.
Insomma, ricchi premi per tutti, mentre
la Zincar andava a fondo. E i bilanci? No
problem, come hanno scoperto i liquidatori
Angelo Provasoli e Angelo Casò. Bastava
truccare il valore degli appalti in
corso di esecuzione, inserendo nei conti
valori superiori a quelli reali. Così si nascondevano
le perdite e la giostra delle
consulenze agli amici degli amici poteva
continuare. Eppure, almeno sulla carta,
il Comune di Milano avrebbe dovuto vigilare
sulla gestione della propria controllata.
Ma, a quanto pare, nessuno per
anni si è accorto di niente. Fino al crack
di fine maggio. E allora addio consulenze
d’oro. Addio gite a Plovdiv.
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