La Firenze degli scandali offre nuovi tasselli di perplessità. Piccole tessere, forse, che compoiono un mosaico carico di interrogativi sulla gestione della metropoli. L'ultima scoperta riguarda le buonuscite d'oro della Ataf, la municipalizzata dei trasporti: cinque manager si sono portati via un ricco extra, in tutto un milione di euro. Un bel regalo, confezionato con soldi pubblici. La Guardia di Finanza è entrata in azione dopo un esposto dei Cobas e una polemica sollevata a Palazzo Vecchio dal capogruppo del Ps. L'Ataf infatti è un corsorzio di nove municipi, ma il Comune di Firenze ovviamente è di fatto l'azionista più importante. E mentre l'opposizione si è rivolta al sindaco Leonardo Domenici chiedendo spiegazioni, gli investigatori hanno rifatto i calcoli e hanno presentato denuncia alla magistratura contabile. Secondo le Fiamme Gialle, la responsabilità per quei doni che valgono un milione è dell'assessore fiorentino Tea Albini, del presidente e di uno dei membri del Cda ed 'ex sindaco della confinante Campi Bisenzio: gli viene contestato di non avere esercitato il dovere di controllo sulle elargizioni. Solo nel caso del direttore generale Sassoli, sostituito con l'ex top manager della Trambus capitolina, l'azienda fiorentina ha rischiato di dovere regalare tre anni di stipendio: più di mezzo milione, solo per essersi scordata di dargli il preavviso.
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Scandalosa Firenze, ecco le buonuscite d'oro
Scritto il 19/12/08 alle 15:09 | Permalink | Commenti (17) | TrackBack (0)
Cento milioni di debiti, come è amaro il riso di Stato
È una specie di incubo: un pentolone di riso che continua a bollire da sessant'anni. E che adesso rischia di esplodere facendo danni ai conti dello Stato. Perché questo mostro della finanza pubblica rischia di costare all'erario più di cento milioni di euro. Non è uno scherzo. Ancora una volta la Corte dei Conti lancia l'allarme sui debiti dell'Ente italiano risi, l'istituto che si occupa di controllare la produzione del cereale e di gestirne l'ammasso. Una situazione assurda: l'Ente deve gestire il riso più indigesto della storia mondiale. Ha infatti nella pancia i debiti contratti dallo Stato per fare fronte alla carenza di generi alimentari nel 1948-49. All'epoca il governo fece comprare sacchi dall'Ente per aiutare i contadini alle prese con la carestia. Un'operazione legata anche alla necessità di sostenere il consenso elettorale nell'anno chiave della Repubblica. La furbata fu ripetuta nel 1954 e nel 1961. E da allora nessuno ha pagato il conto. Per le banche è un ottimo affare: dal 1970 gli è viene riconosciuto un premio del 4,4 per cento oltre al tasso corrente. Insomma, quel riso di annata è diventato oro. Sapete adesso quale è il debito? La Corte dei conti lo elenca con esattezza: 103.666.091 euro. Il piatto più costoso di tutti i tempi: cento milioni di euro. Che l'anno prossimo crescerà ancora. Dal 1960 ogni anno la magistratura contabile scrive al ministro dell'Agricoltura in carica e chiede al governo di intervenire, per evitare che il peso degli interessi faccia scoppiare il pentolone. Adesso lancia l'appello direttamente al parlamento, chiedendo di porre fine a "una vicenda che per le dimensioni finanziarie raggiunte, è presumibile dovrà richiedere uno specifico intervento normativo". O forse il ministro Luca Zaia, che ha lodato la sicurezza del riso italiano garantita proprio dall'Ente in questione e inaugurato in prima persona la trebbiatura, riuscirà con decisionismo leghista a trovare una soluzione per il problema?
Scritto il 08/12/08 alle 20:30 | Permalink | Commenti (11) | TrackBack (0)
Genova: il palazzo di zucchero, l'ateneo lo paga il doppio
Un palazzo di zucchero, il più goloso degli affari. Perché solo ora si scopre che l'Università di Genova nel 2001 ha comprato un
edificio pagandolo una cifra insensata: il doppio esatto di quanto solo sette mesi prima aveva speso l'immobiliare che poi lo ha rifilato all'ateneo. Stiamo parlando dell'ex Palazzo Eridania che oggi ospita la facoltà di Scienza della formazione. Dopo sette anni la procura ha aperto un'inchiesta: il reato ipotizzato è la truffa. L'ateneo ha pagato 30,8 miliardi di lire, più altri cinque di ristrutturazione, nel marzo 2001 per un immobilie che a settembre 2000 l'Eridania aveva dato via per 17 miliardi e mezzo. Non solo. Nella stessa operazione l'università cedette in permuta un palazzo in una delle aree di maggior pregio di Genova: quattro piani e novanta vani, valutati 2,4 miliardi di lire. In questo caso, invece, la stima sarebbe stata fatta al ribasso e l'immobile praticamente svenduto. Non c'è che dire: le menti di questa compravendita sono state geniali. Hanno ceduto in saldo e acquistato a peso d'oro, tanto si trattava di denaro dei cittadini. A beneficiare di questo spreco di fondi pubblici è stata una misteriosa immobiliare, la Cave di Yarm. Secondo il "Secolo XIX" risulta intestata a un geometra, poco noto ma molto attivo in tutte le grandi transazioni condotte con enti pubblici in quella stagione. Ora c'è da sperare che la procura capisca cosa è successo: se i vertici dell'ateneo sono stati collusi o semplicemente stolti. Il rettore dell'epoca era Sandro Pontremoli. A denunciare invece le anomalie del caso è stato il successore Gaetano Bignardi. Ma nei conti dell'ateneo adesso si sta materializzando una voragine, in continua espansione: un buco di decine di milioni di euro. Legato soprattutto a queste disastrose attività immobiliari.
Scritto il 25/11/08 alle 13:31 | Permalink | Commenti (13) | TrackBack (0)
I pendolari d'oro della Regione Campania: anche 3000 euro al mese di rimborsi
L'emigrazione è una piaga storica dell'Italia meridionale. Sarà forse per questo retaggio culturale che il Consiglio regionale della Campania ha mantenuto una strana abitudine: quella del pendolarismo. Oggi 41 consiglieri su 60 abitano fuori Napoli. A parte i dubbi sulla loro assidua presenza ai lavori del "parlamento regionale", resta un problema molto più venale: quello dei rimborsi, che trasforma il fenomeno della mobilità politica nello scandalo dei "pendolari d'oro". Almeno 41 fuorisede percepiscono ricchi rimborsi extra: ogni anno fino a 370 mila euro. I dati di ottobre 2008 sono impressionanti. Il più lontano è Francesco Brusco, del Mpa di Lombardo: 2978 euro di rimborso mensile. Dichiara di venire ogni volta da Vibonati, nel cuore del Cilento, al confine tra Campania, Calabria e Basilicata. Luca Colasanto del Nuovo Psi ottiene il risarcimento di 2935 euro al mese, dichiarando un tran tran di 296 chilometri tra casa e pubblico ufficio. Poi ci sono Fernando Errico dell'Udeur con 2440 euro, Donato Pica del Pd con 2207, Vittorio Insigne (processato e assolto in primo grado per i rapporti con i casalesi), ex Udeur ora gruppo misto con 1478. E Gerardo Rosania di Rifondazione, per esempio, ne ottiene 1068 per non fermarsi a Eboli. Tutto ciò per partecipare a 18 riunioni mensili del consiglio. Dopo le inchieste del Mattino, la procura di Napoli ha aperto un'indagine: il reato ipotizzato è truffa. Il governatore Antonio Bassolino e il presidente Sandra Lonardo Mastella hanno chiesto ai loro consiglieri di evitare spese inutili in un momento di recessione. Loro non hanno rimborsi: usano le 30 auto blu con autista in dotazione alla Regione.
Scritto il 17/11/08 alle 10:39 | Permalink | Commenti (31) | TrackBack (0)
Abruzzo, portaborse dei politici assunti. Grazie alla legge sulle fogne
Da portaborse a dipendenti regionali, unico merito la fedeltà al politico che li ha designati. Da uomini di partito a funzionari delle istituzioni, con stipendio garantito fino alla pensione: senza concorso, senza dovere dimostrare qualifiche, titoli o professionalità. Vizio antico che ha trasformato molte pubbliche amministrazioni in serbatoi di nulla o pocofacenti, esperti soprattutto nel decifrare il celebre manuale Cencelli delle spartizioni. Adesso alla vigilia delle elezioni anche in Abruzzo si è scatenata la corsa a far assumere i portaborse dalla Regione. Un premio fedeltà che trasformerà 70 segretari - ingaggiati dai consiglieri regionali e pagati temporaneamente dall'ente pubblico - in dipendenti stabili. Ovviamente, non si è scelta la via maestra della trasparenza ma è stata escogitata l'ennesima furbata. Un capitoletto all'interno di una maxisanatoria che prevede l'assunzione di mille precari, molti in carico alle Asl: mossa di grande impatto nel pieno della campagna elettorale. L'infornata è stata votata dalla maggioranza di centrosinistra, orfana di Ottaviano Del Turco: nonostante gli arresti che hanno travolto la giunta, la questione morale è rimasta lettera morta. Il primo firmatario sarebbe stato il capogruppo dei Verdi. Ma anche molti esponenti del centrodestra avrebbero sostenuto il provvedimento, sollecitandone l'appprovazione ai colleghi. Il tutto - racconta il "Centro" - , per non ricorrere alla maggioranza qualificata di 21 voti, inserito come emendamento in una legge sulle fogne. Un abbinamento a dir poco suggestivo.
Ma di chi è la paternità del provvedimento? L’emendamento della discordia è di Walter Caporale, capogruppo dei Verdi, (“Trasparenza e determinazione”, il suo slogan elettorale). Perché lo ha fatto? Tra i settanta portaborse da assumere c’è addirittura suo fratello Alex, inquadrato come responsabile della segreteria del gruppo consiliare del Sole che ride, retribuito dalla Regione con uno stipendio netto mensile di circa 1.700 euro netti. Il fatto curioso è che quello non è il solo incarico del fratello del consigliere regionale: Alex Caporale risulta infatti essere anche consigliere provinciale a Chieti, naturalmente eletto nelle liste ambientaliste.
Scritto il 11/11/08 alle 19:02 | Permalink | Commenti (30) | TrackBack (0)
Il senatore con mazzetta, ma se millanta la scampa
Da ieri c'è un altro parlamentare pregiudicato. La Cassazione ha infatti reso definitiva la condanna per Giulio Camber, esponente di punta della Pdl a Trieste. Il reato, anche se non fa scandalo, è di quelli che dovrebbero demolire l'immagine di un politico e spingerlo alle dimissioni: millantato credito. Avere cioè promesso cose illecite che non poteva realizzare. E cosa aveva promesso? Un intervento parlamentare? No, aveva offerto un bella corruzione. Camber nel 1994 si fece dare cento milioni di lire dalla banca Kreditna che era sull'orlo del fallimento. L'avvocato, all'epoca deputato di Forza Italia, aveva intascato la somma dicendo che gli serviva per «comprare il favore di pubblici ufficiali» negli «ambienti romani» ed evitare il commissariamento dell’istituto di credito. Perché credergli? Oltre che parlamentare, era già stato sottosegretario del governo Amato. Poichè la banca non si è salvata e non c'è prova di mazzette girate a terzi, l'accusa è stata solo di millantato credito.
In appello si è beccato otto mesi di carcere e 300 euro di multa sospesi con la condizionale. Ora Camber può festeggiare. La sentenza è definitiva ma non avrà nessun effetto: non sconterà gli otto mesi, non pagherà la multina. Il reato è "derubricato" e quindi non verrà attivata la procedura per il decadimento dall'incarico parlamentare. Non dovrà nemmeno risarcire per danni morali la Presidenza del Consiglio e il Ministero delle Finanze, che si erano costituite parte civile. E questo perché il senatore non aveva specificato chi avrebbe voluto “ammorbidire” con i soldi presi alla Kreditna banca.
Insomma, il reato paga. E così Camber, che a soli 55 anni è già arrivato alla sesta legislatura, potrà continuare a rappresentare gli italiani. A proposito: fa parte della Commissione lavori pubblici.
Scritto il 05/11/08 alle 16:08 | Permalink | Commenti (19) | TrackBack (0)
Palermo, consulenze ai principianti. Condannato il sindaco
Palermo è un'altra città che certamente non brilla per efficenza dei servizi comunali. Ma anche lì ogni occasione pare buona per buttare un po' di soldi. C'è un progetto da fare? Perché affidarsi ai tecnici del municipio se si possono ingaggiare dei consulenti esterni? Una soluzione accettabile solo nel caso di nomi di grido o problemi particolarissimi da affrontare. Il guaio è che quasi sempre gli incarichi finiscono invece a personaggi sconosciuti ai più e molto legati ai pochi che contano in comune.
L'ultimo caso riguarda Palermo dove la Corte dei Conti ha condannato il sindaco Diego Cammarata (Pdl) a risarcire 200 mila euro. Secondo i giudici, i dieci incarichi assegnati nel 2004 per il recupero dell'area dei Mercati Generali e dell'ex Chimica Arenella erano assolutamente inutili. In sintesi, gli incarichi per un valore di 300 mila euro sarebbero stati assegnati senza rispettare criteri. Una pioggia di euro su figure che non avrebbero i requisiti minimi per occuparsi di questa materia: praticamente dei principianti. I giudici sostengono che sarebbe bastato dare un'occhiata ai curriculum per rendersene conto. Infatti le consulenze sarebbero andate anche a ingegneri e architetti praticamente inesperti: la cui «durata minima dell'esperienza professionale» è «insussistente».
Alcuni, poi, non c'entravano nulla con l'opera inchiesta. Cammarata ha scaricato tutto su Federico Lazzaro, dirigente dell'urbanistica. Ma i magistrati contabili non gli hanno creduto: il sindaco dovrà risarcire 200 mila euro, Lazzaro altri 100 mila. Il tutto per la «leggerezza gestionale e la condotta gravemente colposa».
Scritto il 21/10/08 alle 17:56 | Permalink | Commenti (13) | TrackBack (0)
Finanza alla Milanese, il Comune brucia 300 milioni
Chi è stato? Basterebbe rispondere a questa domanda per aiutare i cittadini milanesi e tutti gli italiani a capire come viene speso il denaro pubblico. Chi è stato nel 2005 a decidere di impegnare il Comune di Milano in un derivato, ossia in uno di quei prodotti finanziari che si sono trasformati in mostri divorando le casse di chi li aveva sottoscritti? Secondo le denunce del Pd, il derivato su un prestito obbligazionario di 1.685 milioni di euro ha già provocato 300 milioni di euro di perdite. Invece le banche (Deutsche, Depfa, Ubs, JpMorgan) si sarebbero assicurate - secondo la stessa fonte - tra i 73 e gli 85 milioni di commissioni occulte. Ieri, dopo una lunga assenza, anche il sindaco Letizia Moratti si è presentata in consiglio comunale per rispondere alle interrogazioni sullo scandalo derivati. Ha detto che "i derivati sono utilizzati da centinaia di istituzioni". Giusto. Ma sindaci come quello di Marsala, che hanno suicidato le loro finanze a colpi di derivati, si sono potuti difendere con la scarsa competenza finanziaria dei loro uffici. Milano non disponeva di tecnici in grado di valutare in modo più accorto la situazione? Letizia Moratti ha dato sfoggio di competenza, sostenendo che non era giusto parlare di minusvalenze poichè i derivati scadono nel 2035. E annunciato che nominerà un collegio di consulenti legali per studiare come reagire al mostro derivato. Meglio tardi che mai. Le minusvalenze lo scorso anno erano di 170 milioni, quest'anno di 300. E il prossimo? E non sarebbe il caso di licenziare i responsabili di questa scelta disastrosa: tanto le quattro banche beneficiate difficilmente gli negheranno la loro riconoscenza...
Scritto il 17/10/08 alle 15:47 | Permalink | Commenti (3) | TrackBack (0)
Regione Campania, 200 mila euro per la gita americana
Ma la Regione Campania non è quella con i conti in situazione disperata? Quella dove la gestione dei rifiuti è commissariata da un decennio? Quella dove la sanità pubblica solo nel 2008 ha prodotto un extrabuco di 300 milioni di euro che si sommano ai miliardi degli anni scorsi? L'ultimo degli assessori bassoliniani, quel Claudio Velardi chiamato a risollevare l'immagine di un terra travolta da immondizia e criminalità, non deve essersi accorto della situazione finanziaria che lo circonda. Forse l'ex spin doctor dalemiano e fondatore di una lanciatissima società di comunicazione è ancora rimasto ai fasti del rinascimento partenopeo. Così per una trasferta ufficiale della Regione Campania a Washington sono stati stanziati duecentomila euro. Certo, ben poca cosa rispetto allo sfarzo delle tournè transoceaniche di Sandra Lonardo Mastella, tutt'ora presidente del consiglio campano nonostante l'arresto e le accuse confermate da tutti i tribunali. Ma una cifra comunque elevata.
Nel suo blog Velardi parla di "un persistente, sordo pregiudizio sui fondi impiegati nella promozione istituzionale". E fornisce la lista delle spese previste per la trasferta di 3 giorni. Onore alla trasparenza. L'elenco però aumenta le perplessità. Ci sono dieci voli andata e ritorno Roma-Washington: 25 mila euro. In pratica, 2500 euro a testa: biglietto di business senza sconti. Poi ben 1500 euro per i trasferimenti dall'aeroporto alla capitale americana: 150 euro a testa, una cifra molto alta per le tariffe delle Limousine con autista. Quindi 16.890 uro per l'albergo della delegazione ufficiale, dello staff del ristorante Don Alfonso e per gli ospiti. Andiamo all'alimentazione. Sono previsti 36 mila euro per offrire una cena di gala: quanto basta a sfornare 500 menù da 72 euro l'uno. Poi c'è il dinner della Niaf, la potente organizzazione italo-americana: il tavolo richiede un contributo di 70 mila euro. Ma le due mangiate non bastano e così vengono stanziati altri 5000 euro di pasti per delegazione e ospiti: forse il jet lag mette appetito... E pensare che Velardi nel blog lamenta di avere "le viscere che bofonchiano" per una recente indisposizione.
Veniamo ai gadget. Per gli ospiti d'onore 50 cravatte e 25 foulard: 7500 euro. Fanno cento euro a pezzo. Si spera almeno che siano Marinella. E sorpende che la Regione non sia riuscita nemmeno a farsi fare uno sconticino. Prezzo da boutique anche per i 3.500 magneti omaggio, costati 4 euro e mezzo cadauno. Ci sono poi 2.000 magliette da 5 euro a mezzo l'una, quelle sì economiche. Infine la pubblicità. Poteva un evento del genere non venire propagandato? Bene, altri 24 mila euro. Per comprare una pagina su una testata di Washington? Per far uscire qualcosa su un settimanale statunitense? No, i soldi vanno al quadrimestrale Italy Italy, edito da una società di Magliano Romano: un periodico in inglese, spesso distribuito come allegato nelle edicole italiane e venduto solo in abbonamento nel Nord America.
Velardi, parlando delle missioni all'estero, sul suo blog parla di "esercizi gratuiti di cafoneria, imbarazzanti foto ricordo (ne ricordo una di Occhetto a Manhattan…), dichiarazioni fuori luogo. Insomma, il sospetto generale e preventivo è comprensibile". Come dargli torto?
Scritto il 14/10/08 alle 19:41 | Permalink | Commenti (30) | TrackBack (0)
Firenze, l'uomo pagato per contare le rastrelliere
In un vecchio film, Totò truffava un disoccupato assumendolo per censire i piccioni di piazza San Marco. E forse è a quello che si sono ispirati i dirigenti di Palazzo della Signoria nell'assegnare una delle consulenze più folli degli ultimi anni. Il Comune di Firenze, guidato da Leonardo Domenici, ha pagato un professionista esterno per contare le rastrelliere delle biciclette. Avete letto bene: uno specialista per «il monitoraggio dello stato delle rastrelliere» dove si parcheggiano i velocipedi. Compenso per la missione: ben 12.600 euro. Possibile che tra tutti i dipendenti del municipio fiorentino non ci fosse nessuno per svolgere lo stesso lavoro? La vicenda, che risale al dicembre 2003 ed è stata rivelata dal "Corriere di Firenze", è emersa grazie a un'inchiesta della Finanza. Adesso la Corte dei Conti ha chiesto spiegazioni al dirigente del Comune: la magistratura vuole sapere come è possibile che nessun dipendente fosse in grado di portare a compimento lo stesso censimento. Il funzionario nel mirino non è un travet qualunque, ma l'ex presidente dell'ordine degli architetti. A proposito, la Guardia di Finanza ha trovato anche un'altra consulenza sorprendente: un dossier sullo stato dei bagni pubblici. Impresa per cui un professionista esterno ha ricevuto tremila euro. Almeno in questo caso, si può letteralmente parlare di soldi buttati nel gabinetto.
Scritto il 09/10/08 alle 12:03 | Permalink | Commenti (38) | TrackBack (0)
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